RISTORAMENTO

Camminiamo alzando gli occhi al cielo, perchè l'aiuto ci viene da Colui che ha fatto il cielo e la terra (SALMO 121).


La natura umana

divisorio

"Or l'Iddio della pace vi santifichi egli stesso tutti intieri; e sia conservato intiero il vostro spirito, e l'anima, e il corpo, senza biasimo, all'avvenimento del Signor nostro Gesù Cristo". 1 Tess.5.23

L'uomo spirituale

Dei tre piani sui quali il cristiano può vivere, il più elevato è quello dello Spirito; il più basso è quello della carne; l'intermedio, pericoloso all'estremo, è quello dell'anima. Ognuno di questi tre piani indica lo stato e la condizione spirituale del cristiano. Abbiamo già considerato i due primi piani, trattando dell'uomo carnale e dell'uomo non spirituale (psichico), e abbiamo notato che ambedue hanno una ferrea volontà.
La differenza principale fra l'uno e l'altro è che mentre l'uomo carnale si oppone apertamente a Dio, persisntendo ad obbedire alle passioni della sua natura inferiore, e rifiuta di progredire (Rom 8/7-8; Ebrei 5/11-14), l'uomo non spirituale sprezza e rigetta Dio sostituendo il ragionamento e la logica umana a ciò che è dallo Spirito (1 Corinti 2/14).
L'affrancamento da queste due condizioni, come abbiamo già visto, non è facilmente conseguito

In Giovanni 3/6, leggiamo "Ciò che è nato dalla carne è carne, ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito." La parola "carne", nel testo è "sarx", la parola adoperata per spirito è "pneuma". Nell'usare qui la parola "carne", Gesù non si riferiva a ciò che è peccaminoso, ma a ciò che è naturale, cioè non spirituale, come opposto allo spirituale.
Tanto l'uomo carnale che l'uomo non spirituale sono inclusi nella categoria "carne". Mediante sforzi umani e religiosi, l'uno e l'altro possono conseguire migliorie, come nel caso di colui che è paragonato ad una "casa spazzata, nettata e adorna" (Matteo 12/43-45), ma queste migliorie raffinate non faranno giammai nè dell'uno nè dell'altro degli uomini spirituali. Perchè ciò che è nato dalla carne rimarrà sempre carne, e ciò, nonostante i progressi morali realizzati dall'uomon e le conoscenze intellettuali da lui acquisite. La carne non può mai, per evoluzione, diventare spirituale. Può evolversi, si, dal carnale al naturale o psichico, ma giammai allo spirituale. Impossibile.

Solo quello che è nato dallo spirito è spirito, quindi spirituale. Di conseguenza tutto ciò che non è nato per lo spirito è nato dalla carne, appartiene alla carne, sia sul piano carnale, sia sul piano dell'anima. Questo si applica a noi non solo come individui, ma anche ai nostri pensieri, alle nostre parole e azioni. Per diventare spirituale, un cristiano deve essere nato dallo Spirito, il che significa assai più che essere perdonato o ricevere l'esperienza iniziale del Battesimo con lo Spirito Santo. La nuova nascita avviene solo quando si è rinnegato e crocifisso la vita dell'IO, il che porta a completo assoggettamento dello spirito e dell'anima e del corpo alla volontà dello Spirito. Le parole di S. Paolo a (Galati (2/20)), illustrano nel miglior modo questa verità: "Io sono crocefisso con Cristo; e vivo, non più io, ma Cristo vive in me".

Non più io, ma Cristo vive; descrizione succinta dell'uomo spirituale che vive sul piano dello Spirito. Il cristiano spirituale dunque è la persona in cui la vita carnale e la vita dell'anima sono crocefisse e nella quale Cristo vive. Tale persona non è più padroneggiata dall'io, ma dallo Spirito Santo; essa fa più che imitare Gesù, permette allo Spirito Santo di vivere la vita di Cristo in lei. Pensieri, parole, desideri, affetti, volontà non sono più suoi ma di Cristo. La vita di Cristo ha assorbito, trasformato la sua carne(sarx) e in essa vive.

Abbiamo già accennato in queste riflessioni che l'uomo carnale si riconosce dalle sue opere, e l'uomo non spirituale(psichico) dalle sue attitudini. L'uomo spirituale invece si riconosce dal frutto dello Spirito. Dopo avere elencato le opere della carne, è dato avvertimento solenne che non erederanno il regno di Dio coloro che fanno cotali cose. S. Paolo parla degli attributi dello Spirito che sono: carità, allegrezza, pace, lentezza all'ira, benignità, bontà, fede, mansuetudine, continenza. E di nuovo egli rammenta ai suoi lettori che coloro che appartengono veramente a Cristo e a Lui si sono uniti, hanno crocefisso la carne con le sue passioni e appetiti, e le sue concupiscenze (Galati 5/19-24).
Rileviamo che parlando delle opere della carne, l'apostolo usa la parola opere (v.19), invece, descrivendo la vita dello Spirito, adopera la parola frutto. Mentre la carne opera si sforza, lotta per arrivare ai suoi fini, la vita dello Spirito si manifesta spontaneamente nell'uomo spirituale senza qualsiasi sforzo umano. Gli attributi divini sgorgano naturalmente e ininterrottamente in coloro che vivono sul piano dello Spirito.
Lo Spirito di DIo permea lo spirito loro e si palesa apertamente attraverso la loro anima e il loro corpo senz alcuna pretesa e ostentazione esteriore.

La vita corporale di Gesù si svolse sul piano dello Spirito. Nessuna vita fu mai più umana della sua, e pure nessuna fu più spirituale. Ogni facoltà della sua umanità, spirito, anima e corpo, era assoggettata alla volontà del Padre e da essa governata.

In Giovanni 5/199, leggiamo: ".....il Figliuolo non può fare nulla da se stesso, ma fa ciò che vede fare al Padre; poichè le cose che esso fa, il figliuolo le fa similmente". Altrove rispondendo ad una domanda di Filippo. Gesù disse: "Non credi tu che io sono nel Padre, e che il Padre è in ME? Le parole che io vi ragiono non le ragiono da me stesso, e il Padre che dimora in me , è quel che fa le opere" (Giov. 14/10).

Meditiamo le parole: "Il figliuolo non può fare nulla da se stesso.....il Padre che è in me, è quel che fa le opere".
Gesù rinunziò volontariamente a se stesso onde il Padre potesse vivere in Lui e operare a mezzo suo. Come Gesù fu uno col Padre, così deve essere di noi. Ma solo la grazia può tanto. Per vivere sul piano dello spirito, noi pure dobbiamo giorno dopo giorno sottometterci alla crocefissione di tutto ciò che ci è caro (la vita della carne) e permettere al Signore di avere pieno possesso di ogni facoltà del nostro essere, cominciando dallo spirito per estendersi poi all'anima e al corpo.
Solo allora faremo l'esperienza della realtà delle parole: "Non più io vivo, ma Cristo vive in me".

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