RISTORAMENTO

Camminiamo alzando gli occhi al cielo, perchè l'aiuto ci viene da Colui che ha fatto il cielo e la terra (SALMO 121).


Che vi è fra me e te, donna

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"Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina".

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Non volendo perdermi in discorsi; desidero invece osservare l'Uomo che ha saputo fare la volontà di SUo Padre, perchè Lui è la chiave che ci può far comprendere il disegno di Dio dall'inizio alla fine. Se osserviamo Lui, allora capiremo, e non prima, che la sola cosa che conta è il rispetto dei ruoli. Proveremo ad osservarlo nel suo rapporto con sua madre, MAria, che lui chiama genericamente, donna.

Maria, la madre di Gesù, era preoccupata per l’andamento delle nozze di Cana, e andò da Gesù dicendo: “Non hanno più vino! Gesù le disse: Che c'è fra me e te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta”.

Il più grande bene che l’uomo aveva sulla terra fu la sua rovina. Dobbiamo spendere comunque due parole per evidenziare, senza alcun sentimento estraneo ma in tutta onestà, che il comandamento è stato dato all’uomo il quale ha il compito di osservarlo e farlo osservare e, se tutto va bene, se tutte le cose stanno al loro posto, ci riuscirà. Compito assai arduo oggi più che mai dove, a causa della disobbedienza dell’uomo, la controparte, perché tale è ormai, ha affinato le armi.

La ragione che ha spinto Gesù a dire: “ Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; e chi ama figliuolo o figliuola più di me non è degno di me. E chi non prende la sua croce, e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la vita sua la perderà; e chi avrà perduto la vita sua per causa mia, la troverà” (Matteo 10.37-39), alla luce dei testi citati, assume un valore chiaro e inequivocabile.

Nelle vicende che travolgono gli esseri umani sempre più, anche se non sempre è chiaro, la responsabilità non ha un solo attore e ognuno paga separatamente per i propri errori. Spesso viene chiamata libertà ciò che altro non è che un fallimento; come si sa, il fallimento lascia le ossa rotte e solo la grazia di Dio può sollevare lo spirito di coloro che vi si sono avventurati.

L’apostolo Paolo, rivolgendosi ai 1 Corinti 7, che è il capitolo dedicato al matrimonio e tutte le problematiche annesse, dice chiaramente che sarebbe bene per l’uomo rimanere senza una donna, così come per la donna rimanere senza uomo, perché il legame fra i due è nella maggior parte dei casi fonte di tribolazioni “ma tali persone avranno tribolazione nella carne e io vorrei risparmiarvela (v. 28)”. Non esiste una responsabilità unica perché le tribolazioni sono sempre la conseguenza della condizione di peccato in cui vive l’umanità. Il capitolo inizia così: “ Ora, riguardo alle cose di cui mi avete scritto, sarebbe bene per l'uomo non toccare donna. Ma, a causa della fornicazione, ogni uomo abbia la propria moglie, e ogni donna il proprio marito”. Pare che Paolo dal canto suo ovviamente, capisse che l’unico motivo per cui si può consigliare il matrimonio sta nella probabile fornicazione e quindi, dice, sposatevi e ogni uomo abbia la propria moglie e ogni moglie abbia il proprio marito. Le ragioni risiedono dunque nella debolezza della carne onde calmarne gli ardori. La mancanza di autocontrollo, come dice Paolo, è causa di tanti malesseri nella famiglia (v.5).

“Or io dico questo per concessione, non per comandamento, perché vorrei che tutti gli uomini fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro” . A buon intenditore poche parole. Perdonate l’escursione utile credo solo a disegnare un ritratto.

Riprendiamo ora le parole di Gesù, perché da quelle siamo partiti, considerando quanto sia importante comprendere il loro valore. “Che c'è fra me e te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta”. Si può immaginare quel momento sotto diversi aspetti ma una cosa è certa, Gesù pose chiaramente i confini fra lui e sua madre. Ognuno deve capire quali sono i propri confini perché tutto può essere rovinato dagli sconfinamenti. Se Adamo avesse usato questo metodo tutto sarebbe andato al suo posto, ma così non fu, ahimè. In un tempo in cui le distrazioni sono cresciute sproporzionatamente, la necessità per coloro che vogliono veramente servire il Signore è saper porre i giusti confini; scindere ciò che umano da ciò che è divino e camminare di conseguenza. Non esiste che uno comanda e l’altro deve ubbidire; porre i paletti non vuol dire comandare ma solo portare a conoscenza della propria chiamata che viene prima di ogni altra cosa e, non è discutibile.

Dobbiamo purtroppo constatare che il discernimento è spesso condizionato dalla debolezza dell’essere e non è raro vedere rovine anche in famiglie dove il Signore, comunque misericordioso, sopporta per amore del suo nome tali debolezze. Tutto ha un prezzo. Si diventa certamente sempre più deboli e meno credibili quando si è camminato a lungo nell’errore.

Non a tutti è dato di vivere come me dice Paolo. Gesù stesso rispose ai discepoli che si sono mostrati contrariati quando mise in chiaro i problemi relativi al divorzio: “Non tutti sono capaci di mettere in pratica questa parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca” (Matteo 19.11-12).

Nella condizione attuale, la similitudine con i tempi di Sodoma e Gomorra è appropriata, perché essa risponde alle parole: “E come avvenne ai giorni di Noè, così ancora avverrà a giorni del Figliuolo dell'uomo. Gli uomini mangiavano, bevevano, sposavano mogli, e si maritavano, fino al giorno che Noè entrò nell'arca; e il diluvio venne e li fece tutti perire. Allo stesso modo ancora, come avvenne ai giorni di Lot: la gente mangiava, beveva, comperava, vendeva, piantava ed edificava” (Matteo 17.26-28).

L’ansia delle cose terrene fa spesso fallire nelle cose eterne; questo vale soprattutto fra coloro che credono e accettano la parola del Signore. Il desiderio di una compagnia è legittimo, ma fino a quando essa non diventa un intralcio? Fino a quando, colui che è responsabile di una chiamata, sa governare e dire: “Che vi è fra me e te, donna?” Solo il Signore che ci ha fatti ci conosce tutti.

Non possiamo trascurare la stessa frase detta dai demoni a Gesù: “Che vi è fra te e noi, o Gesù Nazareno? Sei tu venuto per mandarci in perdizione? Io so chi tu sei: il Santo di Dio” (Luca 4.34). Sebbene i piani siano diversi, era chiaro per loro che l’autorità di Colui che era consacrato a Dio li spaventava e, che la sua ferma decisione a vivere secondo la volontà di Dio era per loro causa di ansia.

Sarà così solo la dove sono chiari i confini, perché la responsabilità circa il comandamento è sulle spalle dell’uomo, non della donna. Non la separazione dei ruoli ma l’adempimento del comandamento che conta; a ognuno spetta solo ciò che spetta e di quello è responsabile. Nessuno può caricarsi del peso che non gli compete senza esserne schiacciato. Il termine “aiuto convenevole” acquista dimensioni diverse e a volte anche negative. Che aiuto può dare una donna a un uomo di Dio se non lo incita a servire il Signore, se non gli è di stimolo ma d’ intralcio? Ogni natura ha i suoi egoismi e la dove essi restano connaturati fortemente non c’è spazio per buoni consigli.

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