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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
Un cammino di salvezzaEsiste fra i credenti un detto che recita più o meno così: "Una volta salvato, sempre salvato." Sarà poi vero? Che sia chiaro, non abbiamo alcun dubbio sulla promessa del Signore, ma nutriamo forti dubbi sulla legittimità del vestito che molti vestono, dicendo cose che agli orecchi di Dio sono estranee. Chiedo scusa al lettore se sembro un po crudo nell'esposizione, ma credo onestamente che sia necessario riflettere serenamente per non trovarsi un giorno davanti a Colui che ci dirà : "Io non vi ho mai conosciuto!!" Se ci è lecito ricordare, vorremmo evidenziare i molti "SE" detti da Gesù, proprio in merito alla salvezza e non solo, e lo faremo nel corso delle nostre meditazioni, ma ora prenderemo in esame il racconto bibblico descritto in Giovanni 8, dal verso 30 in poi, dove dice: "Mentre Egli ragionava queste cose, molti credettero in Lui." Sarebbe necessario intanto rileggere che cosa disse Gesù in quell'occasione, perchè molte cose erano e sono nascoste ancora oggi a molti credenti, la dove abita la superficialità della fede. Come sua consuetudine, Gesù non disse loro che non avevano capito nulla, ma si rivolse a coloro che gli avevano creduto dicendo (v. 31-32): "Se voi perseverate nella mia parola, voi sarete veramente miei discepoli, e conoscerete la verità , e la verità vi francherà ." Questo primo grande "SE" fu da Gesù messo davanti a coloro che gli avevano creduto, perchè Iddio ci ama e vuole veramente farci suoi figli. - Se voi perseverate nella mia parola. E' evidente che si parla di continuare ad ascoltare e non di leggere, perchè fino a quel momento quello avevano fatto, e Gesù desiderava ammaestrarli ancora alla vita quindi a parlare loro. Loro risposero: "Noi siamo progenie di Abrahamo e non abbiamo mai servito a nessuno; come dici tu, Voi diverrete franchi?" E' chiaro che stavano mentendo, perchè la loro storia è una storia di servitù, ma loro confidavano nel fatto che Gesù essendo giovane, probabilmente non era a conoscenza di certe cose, o pensavano che Gesù pensasse come loro, non avendo essi il senso della verità , si affidavano al loro discernimento. Spesso avviene che l'uomo non sia cosciente della propria storia di peccatore e crede di essere già libero, ma non sa ne conosce la propia condizione davanti a Dio. A loro Gesù rispose, dicendo: "In verità in verità io vi dico che chi fa il peccato è servo del peccato. Or il servo non dimora sempre nella casa, il figliuolo vi dimora in perpetuo; SE dunque il figliuolo vi franca, voi sarete veramente franchi." Avevano già creduto, quindi erano già salvati? Certo no. Lo dimostra l'atteggiamento che tenevano nei confronti di Gesù; un atteggiamento di sfida, e pure avevano ascoltato tutto il messaggio precedente, avevano anche creduto, ma il loro cuore era ancora ancorato alla terra e come uomini di terra stavano parlando, davanti a Colui che diceva loro quella verità che tanti non vogliono ascoltare pur facendo professione di fede. Gesù aveva esordito dicendo: "Se voi perseverate nella mia parola", non aveva chiesto altro che di essere ascoltato con attenzione, senza superficialità , ma loro hanno dimostrato invece di essere superficiali, e non solo, hanno anche detto di essere figli di Abrahamo, ma probabilmente davano per scontato quello che scontato non è. Se siamo salvati, non lo siamo perchè nostro padre o i nostri avi sono stati fedeli, ma ognuno sarà salvato per la propria fede; l'eredità dei figli di Abrahamo secondo la promessa non tiene conto delle generazioni secondo la carne ma di quelle secondo la fede, perchè Abrahamo credette e in virtù della sua fede, divenne padre di molte nazioni. Ancora oggi le cose stanno così, perchè è più comodo camminare dietro a qualcuno, nascondendosi alla loro ombra che credere personalmente col cuore al Signore. Aveva chiesto perseveranza nell'ascoltare la sua parola, perchè solo udendo la sua parola, la sua voce, saremo veramente suoi discepoli. Un discepolo non è figlio; la figliolanza si acquista per altre strade, ma intanto occorre ascoltare il Maestro, il quale ha promesso ai suoi attenti ascoltatori, una vera LIBERTA'. Si parla molto di libertà senza sapere che sia, e ciò fino a quando non faremo la conoscenza personale di che sia essere un peccatore, servo del peccato, condannato come il ladrone alla morte, con al fianco un Uomo crocefisso sotto il peso dei nostri peccati, che non si lamenta di nulla, che chiede perdono al Padre per i suoi crocefissori. Chi non è stato in prigione non può sapere che sia libertà , e chi non conosce il proprio peccato come farà a chiedere di essere perdonato? A loro che ritenevano di essere liberi, Gesù dovette ricordare che il vero problema dell'uomo non è la sua storia, ma il suo presente, quindi disse: "Chi fa il peccato è servo del peccato." E' triste vedere tanta presunzione nei volti e nelle parole di tanti che dicono di aver creduto, e siccome hanno creduto, il loro peccati sono stati cancellati; certo sono stati cancellati, ma la natura è ancora quella adamitica, e quella natura ancora pecca fino a quando non sarà sottomessa al Signore attraverso la disposizione del cuore ad ascoltare la Parola del Signore che è Verità . Gesù stesso disse ai suoi discepoli: "Io sono la via, la verità e la vita." Nulla è possibile al di là di questo cammino di grazia , dove Gesù è "Via, Verità, Vita." Erano ancora nella via, e già contestavano, come avrebbero potuto conoscere la verità e vivere? Ai discepoli, nel giorno in cui si chinò per lavare loro i piedi, Gesù disse: "Chi è lavato, non ha bisogno se non di lavarsi i piedi." Erano stati lavati per la parola che avevano udita, ma ora dovevano camminare, e camminando si sarebbero sicuramente sporcati i piedi, quindi ogni giorno avevano bisogno di lavarli. Ma siamo meravigliati nel dover constatare che tutto questo avviene mentre siamo servi nella casa del Padre, infatti Gesù disse: "Il servo non dimora sempre nella casa (vi dimora però per un certo tempo, ovvero fino a che ci sarà la possibilità di essere affrancato), e solo i servi che saranno stati affrancati, cioè per i quali si sarà potuto pagare il debito che di fatto li rende figli, quelli rimarranno per sempre in quella casa. " Gesù continua il suo ragionamneto dicendo: "Io so che voi siete figli di Abrahamo, ma voi cercate di uccidermi, perchè la mia parola non penetra in voi." Lo scrittore della lettera agli Ebrei capitolo 4/2, spiega le ragioni che impediscono alla parola di penetrare nel cuore, dicendo: "..ma la parola non giovò loro nulla, non essendo incorporata per la fede in coloro che l'avevano udita." Così avviene che coloro che non lasciano che la parola li penetri, si ribellano contro ad essa, pur avendo cominciato a credere. All'attento lettore non sfuggirà come Gesù tira fuori dal loro cuore tutto ciò che loro tenevano nascosto ma che Lui conosceva molto bene. Io so che voi siete figli di Abrahamo, disse Gesù; non voleva certo negarlo, ma voleva evidenziare davanti agli occhi loro la differenza abissale che li separav da Abrahamo; differenza che si sarebbe potuto colmare se solo avessero voluto, ma loro non volevano e così Gesù continua: "Io parlo di ciò che ho veduto presso il Padre mio, e voi altresì fate ciò che avete veduto presso il padre vostro." Il termine di paragone è e resta sempre Lui e nessuno potrà mai contraddirlo, ma non c'è medicina migliore per far rivivere ciò che sembra morto (il peccato), che stuzzicarlo, e il peccato si risveglierà più arrogante che mai, anche dicendo verità insostenibili. Così ribadirono dicendo: "Il padre nostro è Abrahamo." Erano talmente accecati dalla loro presunzione che non capivano come i ragionamenti di Gesù stavano mettendo a nudo la loro vita, ponendo se stesso come figlio e termine di paragone. Così Gesù replicò dicendo: "Se Abrahamo fosse vostro padre, voi fareste le opere di Abrahamo. Ma ora voi cercate di uccidere me uomo che vi ha proposta la verità , la quale io ho udita dal Padre mio; questo non fece già Abrahamo." Per la seconda volta Gesù disse loro che cercavano di ucciderlo, perchè non amavano le sue parole, ma essi non si avvedevano e si irretivano proprio perchè non amavano quelle parole attraverso le quali Gesù andava scoprendo la loro vera natura. Il rapporto fra padre e figlio evidenzia l'inclinazione che abita nella nostra vita, secondo la quale ognuno agisce e opera in funzione di ciò che vede e sente dalla fonte che gradisce; Gesù parlava di ciò che il Padre suo gli andava consigliando, ed essi dal canto loro, agivano secondo che il loro cuore li portava, scegliendo la voce che più amavano. Voi volete uccidere me uomo perchà© vi ho detto la verità che ho udita dal Padre mio, disse Gesù, ma Abrahamo, vostro Padre, non ha fatto così. Messi alle strette, si rivoltarono contro di Gesù con l'arroganza tipica di coloro che si sentono ormai accerchiati, smisero di dire che Abrahamo era loro Padre, ma dissero: "Noi non siamo nati di fornicazione, noi abbiamo un solo Padre cioè Iddio." Sempre più ardimentosi e incorreggibili, credevano che salendo più in alto sarebbero stati al sicuro, ma non sapevano che più si sale e più responsabili diveniamo, perchè veniamo scoperti nella inadeguatezza del linguaggio e dalla presunzione priva di testimonianza viva. Iddio è nostro Padre dissero, ma dovevano scoprire quanto fossero lontani da quella ardimentosa affermazione; se avessero voluto capire, erano già stati avvertiti dalle parole di Gesù, quando diceva che Lui faceva quello che il Padre suo gli suggeriva, ma non potevano, perchè non volevano capire, le loro menti erano accecate nel tentativo di giustificare se stessi davanti al loro interlocutore che pietosamente scopriva le loro rovine, nel tentativo di generare in loro penitenza. Non potevano più affermare di essere figli di Abrahamo, perchè si avvidero che il loro comportamento era lontano da quello del loro patriarca e allora si autoproclamarono figli di Dio. Nulla è più insano di questo procedere che trova origine nella presunzione di Lucifero, e loro stavano facendo le stesse cose del padre loro senza accorgersene. Gesù ancora una volta dovette correggere la loro presunzione dicendo: "Se Iddio fosse vostro Padre, voi mi amereste, perchè io sono stato mandato da Lui; io nono sono venuto da me stesso, ma è Lui che mi ha mandato. Perchè non intendete voi il mio parlare? Perchè voi non potete ascoltare la mia parola." Voi non potete, disse Gesù - Precedentemente aveva detto che la sua parola non li penetrava, non li scalfiva nemmeno, non entrava nel loro cuore, ora invece la loro resistenza si era trasformata in impotenza e la ragione stava nel fatto che si erano lasciati riempire il cuore di odio per quell'uomo che diceva lora la verità . Voi non potete, perchè voi siete figli del Diavolo ( che è vostro padre non si trova nell'orignale), quindi si legga Diavolo .. padre. Padre anche lui, si, ma di figli che faranno quello che lui mostrerà loro; un padre che ha al suo seguito dei figli che esaudiscono i suoi desideri. Continua Gesù dicendo: "Egli fu micidiale fin dal principio, e non è stato fermo nella verità (tremende parole), perchè in lui non abita la verità . Quando proferisce menzogne, parla del suo proprio, perchè egli è bugiardo, è il padre della menzogna. Ma quanto a me, siccome io vi dico la verità , voi non mi credete." "Chi è da Dio ascolta le parole di Dio; perciò voi non ascoltate, perchè non siete da Dio." Fu la goccia che fece traboccare il vaso, e loro, non avendo più dove rifugiarsi, perchè oltre Iddio non vi è nessun altro, presero ad offenderlo dicendogli di essere un Samaritano e che aveva il demonio. Che strano atteggiamento; loro accusavano colui che diceva la verità secondo Iddio, dicendogli di essere indemoniato. Gesù ribattè dicendo: "Io non ho il demonio, ma onoro il Padre mio, e voi mi disonorate. Ora io non cerco la mia gloria; c'è chi la cerca e giudica." Allora Gesù introduce un'altra verità che il credente letteralista non può comprendere, e che doveva servire ancora ad aprire loro gli occhi. "In verità , in verità io vi dico che se alcuno guarda la mia parola, non vedrà giammai in eterno la morte." Allora i Giudei che gli avevano creduto dissero con sarcasmo: "Ora conosciamo che tu hai il demonio. Abrahamo e i profeti sono morti, e tu dici che se qualcuno guarda la tua parola non gusterà giammai in eterno la morte. Sei tu maggiore del padre nostro Abrahamo il quale è morto? I profeti sono anch'essi morti, che fai tu di te stesso?" Avevano ripreso il coraggio, perchè credevano ormai di aver capito di trovarsi di fronte a qualcuno che stava farneticando, e quindi si potevano permettere di dire cose che davanti a Gesù non potevano più dire. La loro conoscenza della realtà che li circondava, non andava oltre il valore storico culturale, ma Gesù che viveva in comunione con suo Padre, ribadisce questa comunione come un punto fermo da cui partire, ma come un punto dove autoincensarsi. Per mettersi all'ombra di qualcuno occorre meritarlo, ma essi non si ponevano certo il problema; a loro interessava ridicolizzare Gesù, e Lui attraverso la testimonianza della sua dipendenza, cerca di evidenziare quanto sia importante essere onorati da Dio, e dice: "Se io glorifico me stesso, la mia gloria non è nulla; c'è il Padre mio che mi glorifica, il quale voi dite essere vostro Padre. E pure non l'avete conosciuto; ma io lo conosco; se io dicessi che non lo conosco, sarei bugiardo come voi; ma io lo conosco e guardo la sua parola." "Abrahamo vostro padre, giubilando desiderò di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò." I Giudei continuarono nella loro opera schernitoria, sempre rifacendosi alle cose visibili, senza comprendere il linguaggio di Gesù; gli dissero: "Tu non hai nemmeno cinquant'anni e hai veduto Abrahamo!" Come potevano capire, visto che avevano indurato il loro cuore, e pure nelle parole di Gesù rivolte a loro, è evidente una profondità di luce e di rivelazione non comuni; tanto era l'amore che nutriva nei loro confronti e il desiderio di salvarli dalla loro condizione, ma loro non vollero. Così, Gesù concluse i suoi ragionamenti con loro, parlando della sua sussistenza, eternità di cui loro non avevano la minima percezione; disse: "In verità , in verità io vi dico che avanti che avanti che Abrahamo fosse nato, io sono." Era ormai troppo alle loro orecchie quello che avevano sentito, e ora si sentono anche dire da un uomo di terra come loro lo vedevano, che Lui, quello sconosciuto e oscuro personaggio, che non aveva niente da farlo desiderare, Lui diceva addirittura di essere eterno, usando nel cospetto dello loro stanche orecchie le stesse parole che Iddio usava nell'antico testamento - IO SONO. Era troppo e così, finalmente decisero di manifesare ciò covavano nel cuore già da molto tempo, contro di Lui, presero delle pietre per lapidarlo, letteralmente ucciderlo. I conti si fanno solo alla fine, e solo alla fine Iddio giudicherà gli uomini di un giudizio finale, dopo il quale non vi sarà più possibilità di appello. Chi sarà perseverato fino alla fine ascoltando la parola che affranca da ogni forma di peccato, sarà salvato. Ma, dice la sua parola: "Oggi, se udite la sua parola, non indurate il vostro cuore." Iddio è paziente con gli uomini, perchè sa che non sono altro che polvere, ma il tempo viene in cui i libri saranno aperti, e la si leggeranno i verdetti del cielo. Abbiamo provato ad evidenziare alcuni "SE", detti dalla bocca di Gesù, ed essi sono anche l'eco dei se detti da Dio al suo popolo; voglia il Signore sostenerci, affinchè la sua parola possa abitare dentro il nostro cuore e produrre vita divina ed eterna in ognuno di noi. |
Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1 E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17
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