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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
Un cantico d'amoreUna poesia, un inno o cantico, si compone di versi; ogni verso esprime il sentimento che l'autore ha voluto trasmettere. Noi siamo chiamati ad esprimere i nostri sentimenti a Dio, sentimenti che devono necessariamente essere puri, diversamente non perverranno mai davanti al Signore, ne saranno da Lui graditi. I sentimenti possono essere lieti, tristi o melanconici; possono essere di lode, di adorazione e di sofferenza, ma devono essere puri, purgati col fuoco. Nessun sentimento è così travagliato come quello dell'amore, ma tutta la creazione è frutto di amore, perchè DIO E' AMORE, e tutto quello che ha fatto è impregnato del suo amore; un'amore assai difficile da comprendere per noi, molto controverso per la nostra piccola mente. Iddio ha mostrato il suo amore anche attraverso l'offerta del suo Unigenito Figliuolo, per dare al mondo che lui ama, una possibilità di salvezza. Questo amore di Dio per noi, spesso contrastato e malignato, è quanto il Signore desidera che noi accettiamo. Iddio ci ha amati quando ancora eravamo lontani con la mente e col cuore sottoposto al peccato; ci ha tanto amato che altro non aspetta da noi se non che la nostra adesione, il nostro assenso alla sua opera, opera che Lui farà in noi, se noi lo accettiamo. La sua opera dentro di noi, quell'opera che non tiene conto del peccato dell'uomo, che si dimentica che siamo polvere di terra, perchè la sola cosa che desidera è la nostra salvezza; quell'opera, dice Gesù è " Che voi crediate in Colui che Egli ha mandato".Ora anche noi dobbiamo cantare il nostro cantico d'amore , se siamo innamorati di chi ci ama di amore eterno; fra due fidanzati deve esserci un reciproco scambio d'amore, ma se è solo uno a dire "Ti amo", e fare di tutto perchè gli altri ci credano, il tempo viene sicuramente in cui il Signore dirà: "Io non ti conosco, non conosco i tuoi sentimenti per me, perchè tu non me li hai mai dichiarati". La chiesa, quella creatura particolare che non è il frutto della sollecitudine di nessuno, ne il risultato di strane alchimie di umani interessi; innamorata soltanto del suo amico, del suo sposo, la quale vive sulla terra come straniera e pellegrina fra molte sofferenze frutto di incomprensioni e travagli causati dalla ignoranza di coloro che gli stanno attorno, e che la costringono a nascondersi, che la tengono da parte per le sue stravaganti passioni per Cristo; quella chiesa che ha dentro di se una sola meta, che desidera una sola cosa, che dice: "Dove sei, o tu, che sei il più bello fra gli uomini"? In questa cortina fumogena che si leva dai vari altari che gli uomini hanno costruito per offrire sacrifici a Dio, l'unica cosa che sembra prevalere è la confusione, lo sconforto, per la moltitudine di stranezze, a volte pazzie, a volte delirio religioso. Qualcuno, spesso poco amato e poco conosciuto, facendosi strada fra molte difficoltà, alla fine troverà la strada per incontrare finalmente e in maniera privata il tanto desiderato futuro sposo. Il Cantico dei Cantici, narra la storia non scritta della Chiesa, una storia che cercheremo di leggere, confidando nel Signore per luce e grazia. Comincia con un desiderio e dice: "Bacimi egli dei baci della sua bocca; perchè i tuoi amori sono migliori che il vino". Le immagini usate, trasmettono sentimenti puri, e come tali vanno osservate; a volte quello che trasmettono è forte, come forte deve essere il sentimento che nutriamo per il Signore; a volte falsi pudori, nascondono amori incoffessabili - Mammona - lo spirito di questo mondo etc. La mancanza di libertà che pervade il cuore dei credenti, lascia spesso intravvedere una fede finta, come l'eccesso di libertà lascia intravvedere una profonda ignoranza del vero rapporto che deve esserci fra la chiesa e lo sposo. Nel dialogo, nei versi che leggiamo, spesso vengono usati due modi diversi di esprimere i sentimenti; a volte il linguaggio sembra indirizzarsi ad altri, quindi viene usata la terza persona singolare, altre volte e in maniera quasi repentina, ritorna alla seconda persona singolare, usando il confidenziale "Tu, Tuo, Tuoi, etc.". Il desiderio dei baci dell'amico, viene comunicato ad altri; quando poi deve indirizzarsi all'amico, gli spiega le ragioni del suo desiderio, e dice: "Perchè i tuoi baci, sono migliori che il vino"; le sensazioni che generano i suoi baci, il suo avvicinarsi a noi, è migliore che il vino.Chissà quante volte, avrà cercato, durante gli incontri cristiani, durante le feste indette nel suo nome, la gioia, la felicità; passato il vino, passata l'euforia della festa, non restava più nulla, forse solo un mal di testa, ma ora la Sullamita dice: "I tuoi amori, sono migliori che il vino". Mentre pregusta la comunione col suo amico, ne descrive il carattere; quello che lei riesce a vedere di lui, lo racconta agli altri e dice: "Il suo nome è un olio odorifero sparso "; perchè il suo nome è particolare, e ad ogni nome associa un profumo e molti sono i profumi che lui emana quando cammina, quando si mostra. Pare di udire le cose che la gente andava dicendo di Gesù, la meraviglia dei sergenti, le parole di grazia e di sapienza che uscivano dalla sua bocca Nel salmo 45 leggiamo: "Grazia è sparsa sulle tue labbra, perciò Iddio ti ha benedetto in eterno". Relativamente al suo nome e ai suoi profumi, troviamo molti aggettivi, anzi più che aggettivi, dei veri e propri nomi quali, " Il Signore degli eserciti, Il Principe della pace, Emmanuele, Il Salvatore, Il Redentore, Il Signore; ad ogni nome viene associato un profumo, e ad ogni profumo un olio essenziale. Non c'è gelosia in lei, per questo, dice, ti amano le fanciulle; le anime semplici e pure. Dal suo cuore si leva una preghiera; non conosciamo le ragioni che l'hanno generata, ma sappiamo per certo che nel cuore della Chiesa, abita un grande bisogno, quello di divenire uno con lo sposo, per poter finalmente essere di benedizione e di redenzione ad altri; c'è la coscienza che il mondo creato aspetta di vedere la manifestazione dei figli di Dio.Da quì la preghiera, che è quasi un grido: "Tirami, e noi correremo dietro a te". Se io sono in comunione con te, anche altri mi seguiranno; è sola, e pure è in compagnia, e insieme noi tutti correremo dietro a te; non correremo più dietro ad altri, non cercheremo più gli amori di nessuno. Quanti monti, amori, fra noi e il Signore, che ci impediscono di vedere, ammirare la sua gloria. La risposta dell'amico non si fa attendere, come non si fa attendere la risposta del Signore la dove c'è la fede frutto dell'amore, e così la Sullamita ci racconta dicendo: "Il Re mi ha introdotta nelle sue camere." Non si può amare il Re, indipendetemente dal suo regno, perchè il suo regno e Lui sono la stessa cosa; la sua casa parla di Lui, le sue stanze tengono accolti i segreti della sua natura, e se Lui non ci introduce in esse, e come un cicerone ci spiega le cose che vediamo, come faremo ad amarlo? Che ci sarà mai in quelle stanze? Forse la storia della nostra vita, scritta nella maniera di Dio, secondo Colui che ha detto che ogni cosa che aveva fatta era "molto buona"; forse lui ci mostrerà qualcosa che neanche noi pensiamo, ma che possiamo leggere nel salmo 139 dove dice: " Tu vedevi la massa informa della mia vita, mentre io ero formato nelle parti basse della terra; Tu mi hai meravigliosamente formato in maniere stupende", certo è che ogni cosa in casa sua parla d'amore per noi, dei suoi progetti per noi. E' sola ad entrare nelle stanze del Re, ma quando esce, rende immediatamente partecipi anche gli altri e dice: "Noi gioiremo e ci rallegreremo in te, noi ricorderemo i tuoi amori più che il vino; gli uomini diritti ti amano". Chiunque sia stato introdotto nelle stanze del Re, non può non desiderare di farlo sapere a coloro che ama. Quanto squallore regna nelle chiese dove regna l'ignoranza di questo grande bene; la manifestazione dell'amore di Dio Gli amori dell'amico, paragonati al vino, fanno ancora pensare a momenti di particolare comunione paragonati ai momenti di euforia delle feste, dove ci si incontra per stare insieme. Che bisogno c'era di dare queste spiegazioni, e perchè alle figliuole di Gerusalemme? Una storia che si può solo intravvedere per l'esperienza fatta lungo il cammino. A volte crediamo di avere trovato amici e fratelli, con i quali possiamo stare in pace, poi, vuoi per la confidenza, vuoi per la debolezza, vuoi per le prove, cominciano ad essere intoppati di noi, perchè di noi vedono cose raffigurate in quel "Io sono bruna, perchè il sole mi ha toccata con i suoi raggi". La Sullamita sembra aver perso davanti agli occhi delle figliuole di Gerusalemme quello charme, quella spiritualità di un tempo, che in qualche modo la rendeva particolare e diversa da tante altre. Un'altro quadro ci si presenta ora, conseguenza di quello precedente. "I figli di mia madre, si sono adirati contro di me; essi mi hanno posta guardiana delle vigne; io non ho guardata la mia vigna che è mia". Figli di mia mdre, - un'espressione forte, che mette in discussione il rapporto fra fratelli, come dire, "siamo fratelli, si, ma non dello stesso padre"; lei, essendo più debole, viene trattata con rigore dai figli di sua madre, e come per togliersela da mezzo le affidano la guardia delle vigne; (la figura rappresenta anime da curare, chiese da servire) ma lei dice: "Io non ho guardata la mia vigna che è mia". Niente ci appartiene di più dell l'anima nostra, nulla è tanto personale come la nostra vita, e spesso, essendo troppo occupati di servire gli altri, non prendiamo cura della nostra comunione col Signore, della nostra vita, che dovrebbe portare frutto al Signore. E così, si fa strada nel cuore della Sullamita il bisogno di rivolgersi al suo amico, e la richiesta è singolare. "O tu, il quale l'anima mia ama, dichiarami dove pasturi la tua greggia, e dove la fai posare in pieno mezzodì. Perchè sarei io come una donna velata presso le mandrie dei tuoi compagni"? Dopo aver passato un certo tempo guardiana di vigne, stanca ormai, desidera sapere dove il suo amico pastura il suo gregge, perchè dice: " non c'è ragione che io viva nascosta presso le mandrie dei tuoi compagni". A volte succede, anche troppo spesso, direi, che coloro che amano veramente il Signore, siano costretti a tenere nascosta la loro bellezza, perchè i compagni dell'amico non la possono comprendere. La risposta non si fa attendere, e l'amico le parla, le manda un messaggio dicendo: "Se tu non lo sai, o la più bella fra le femmine, esci seguendo le tracce delle pecore, e pastura le tue caprette presso alle tende dei pastori". La chiama "la più bella fra le femmine". E' sicuramente di grande distesa, quanto si può arguire, ci basti sapere che non basta dire: "Io amo il Signore"; occorre sentire dalla sua bocca il suo amore per noi. Nulla è più gratificante per la chiesa, che sentire la voce dello sposo, poichè sta scritto: "Grazia è sparsa sulle tue labbra". Grazia, equivalente a forza per andare avanti; solo quando la voce del Signore viene udita col cuore, troviamo coraggio e forza, ma quando le sue parole si fermano solo alla mente, cresce l'orgoglio del sapere e diminuisce l'amore puro per il Signore. Sembra sentire la parole di Gesù a Pietro; poichè tu dici di amarmi, pastura i miei agnelli, le mie pecore. A lei, alla sposa viene affidato un compito particolare, gli viene detto: " Pastura le tue caprette, presso alle tende dei pastori". Le tue caprette, questo è il compito che ti affido, se vuoi sapere dove pasturo io il mio gregge; compito non facile, perchè le caprette sono figura di anime che non entrano nelle chiese ufficiali a motivo del loro carettere indipendente, non sempre docile. La descrizione che l'amico fa dell'amica, rivela carattere, coraggio, vitalità e femminilità; quello che spesso manca nel mondo cristiano, dove ognuno è interessato ad affermare se stesso, a divenire qualcuno, e infine a non più dipendere dal Signore; quella femminilità, figura di gente che dipende dal Signore in ogni cosa. Tu sei come le cavalle che stanno ai carri del Faraone. Le tue guance sono belle nei loro fregi, e il tuo collo nei suoi monili. Noi ti faremo dei fregi d'oro, con punti d'argento. Noi ti faremo; l'amico è solo nel suo rapporto con l'amica, ma quando si tratta di abbellire la sua amata, dice : "Noi ti faremo". Ricchezza di grazia, unita a redenzione sono le cose che comporranno i fregi di cui sarà adornata la sposa. La carità del Padre, l'amore del Figlio e la virtù dello Spirito Santo, indicano gli autori della redenzione - Noi ti faremo!! E quando l'opera sarà ultimata, tu sarai veramente quella sposa adorna e degna di cotanto sposo.
Segue un'altro quadro, dove la sullamita vede il suo amico, il Re, seduto a tavola nel suo convito, insieme ai suoi intimi; lei che ancora non è pronta, si lascia però andare e pensa al suo amico, e col cuore gli offre profumi, figura di preghiera e adorazione; esprime il carattere del suo amore per lui aprendogli il cuore come il profumo del nardo. Seguono momenti di luce, uno scambio di sentimenti diretto: "Eccoti bella mia,amica mia, eccoti bella; i tuoi occhi somigliano a quelli dei colombi." E lei di rimando: "Eccoti bello mio, amico mio, e anche piacevole; il nostro letto è anche verdeggiante, le travi delle nostre case sono di cedro e i nostri palchi sono di cipresso". Nello scambio di sentimenti, viene fatto cenno anche al futuro, ma ora si parla ancora delle nostre case, dove il cedro è un legno odoroso e pregiato, e i palchi sono di legno di cipresso che parla di stabilità per lungo tempo. |
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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1 E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
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