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Il ritorno (Periodico) Granel di senape Evangelici.net Eben Ezer Corrispondenza Antologia Letteratura:
E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
IL digiuno secondo IddioIsaia 58 Ciò che io colgo leggendo Isaia 58, è il consiglio del Signore rivolto ad un popolo che non amava tanto i suoi consigli, e anche noi spesso e volentieri mascheriamo la nostra vita religiosa con riti e formule tese a compiacere noi stessi anzichè il Signore. L'invito del Signore a Isaia è di gridare con la gola e di non trattenersi, non aver paura di cosa possono dire gli altri; l'invito del Signore ha un obiettivo ben preciso, quello di far conoscere al suo popolo i suoi misfatti. Nel secondo verso Iddio spiega le ragioni del suo procedimento, del compito che aveva affidato al profeta, e dice: "Ben mi cercano ogni giorno (ripetizione dei riti e dei sacrifici), e prendono piacere di sapere (essere informati) le mie vie; tutto questo era per apparenza, perchè ribadisce il Signore, il loro scopo è di apparire come gente che non abbia abbandonata la legge del Signore. Credo non sia difficile immaginare la trasposizione anche ai nostri tempi. Il tutto viene poi condito dalla presunzione, nel momento in cui rivolgendosi al Signore, non si ottiene una risposta, il che fa scattare la critica verso il Signore stesso, al quale viene contestata la mancata risposta. Essi dicono: Perchè quando abbiamo digiunato tu non vi hai avuto riguardo Perchè, quando abbiamo afflitto le anime nostre tu non vi hai posto mente? Di fronte queste osservazioni il Signore risponde dicendo: Ecco, come dire, questa è la causa: Nel giorno del vostro digiuno, voi trovate piacere, e riscuotete le vostre rendite. Ecco, voi digiunate a liti e a contese; e percuotete empiamente col pugno. Non digiunate più come fate oggi, se volete che la vostra voce sia esaudita dall'alto. Questa la prima arringa del Signore che risponde ad un popolo che ama e del quale desidera la santificazione. Ebrei 12/5-8 In realtà il Signore sta semplicemente dicendo che Lui non ama vedere che la persona si affligga o si tormenti nel corpo, perchè questa via si pasce di vanità, come quella descritta all'inizio del capitolo, infatti dice all'inizio: "voi trovate piacere e riscuotete i vostri crediti" (crediti o rendite stanno a ricordare le relazioni umane, dove il perdono e la carità non sono vere, dove l'amore per il prossimo che dovrebbe maturare nel momento della contrizione, scatena invece la ricerca dei propri diritti e a volte anche la violenza nei confronti del prossimo, violenza che si manifesta addossando sugli altri le nostre colpe). La parabola del creditore spietato è eloquente ammaestramento, perché evidenzia quale spesso e volentieri è il comportamento "cristiano" nelle mani di creature impenitenti; egli avrebbe dovuto rimettere il debito al suo debitore, proprio perchè veniva dalla casa del Suo Signore il quale gli aveva rimesso il suo enorme debito. Dopo aver costretto il suo popolo a riflettere sul proprio comportamento, Iddio sempre misericordioso, mostra Lui la sua via e propone il suo ragionamento chiedendo sempre che il suo popolo chini il suo capo e compari se stesso e la propria condotta con quella che Iddio gli propone, perché spesso è la mancanza di un paragone con dolo o con colpa che si frappone fra l'uomo e Dio; quindi Iddio dice: Il capitolo che si apre davanti è immenso, perchè copre con poche parole ed evidenzia quanta servitù ci sia nei rapporti fra credenti i quali non si perdonano a vicenda essendo gli uni gli altri legati a doppio filo, perchè chi non avrà rimessi i peccati, legando altri resta a sua volta legato in un sentiero di empietà. (Empietà è vivere da falsi credenti, cioè creature che pur conoscendo la verità, vivono come se non la conoscessero.) Essendo il capitolo immenso è fuori luogo trattarlo in questo contesto. A buon lettore....... Il primo passo per poter servire gli altri è renderli liberi nei nostri confronti, cioè farli sedere al nostro tavolo, nella nostra casa, insomma amarlo come fratello (Salmo 133), non fare sentire nessuna alterigia nel parlare, nessun spirito di superiorità; spianata la strada (Isaia 40/1-5), la gloria del Signore potrà infine manifestarsi in tutto il suo splendore. Quanti monti impediscono il manifestarsi della gloria di Dio. Una volta spianata la strada, allora diventa possibile rompere il pane a chi ha fame, raccogliere in casa i poveri erranti, coprire gli ignudi, etc (Matteo 25/40) sia in senso umano e ancor di più in senso spirituale. Possiamo intendere la cosa in due sensi diversi ma complementari, ossia in senso spirituale e in senso materiale. La tua luce spunterà fuori come l'alba, non è certo riferita al nostro essere uomini, poiché Cristo è la nostra luce e la sua presenza ci illuminerà di luce profonda; Lui è la luce che illumina ogni uomo che viene al mondo (Giov. 1), il che significa sostanzialmente che il volto di Cristo ti illuminerà di vera luce, perchè lo avrai amato nei suoi. Tu sarai ristorato dalle arsure del peccato, (pensare a Cristo sulla croce che portando il peso del peccato disse: "Ho sete", potrebbe aiutare la nostra comprensione), per la sua presenza, per la sua luce dentro di te, che mette pace nel tuo cuore fra te e Lui. Gesù ha vinto il mondo e il peccato che è nel mondo affinché chi si affida a Lui non abbia più sete. Giov. 4/9-15 La tua giustizia andrà davanti a te....Al di là del concetto di giustizia che è molto vasto, nel contesto il senso riguarda il fatto che avendo creduto in Lui e avendolo accettato nel cuore, tu sarai chiamato giusto e questa sarà la tua unica giustificazione. Null'altro, perchè l'opera appartiene al Signore il quale guarda al cuore e non all'aspetto e fa grazia a chi vuole fare grazia. In queste condizioni, il Signore evidenzia che hai raggiunto lo stadio in cui, "Tu invocherai e il Signore ti risponderà e ti dirà: Eccomi, (interessante è il modo che il Signore ha di comunicare con i suoi figli, "eccomi")." Sembrerebbe alla luce dei fatti che sono stati evidenziati prima e che presentano una condizione di benessere spirituale, che tutto vada bene, che non ci sia nulla da sanare, e invece non è così, perchè ad ogni scalino che saliamo, la visione cambia, e cambia soprattutto la visione di noi stessi, quando stiamo alla luce del Signore. Dicendo Eccomi, il Signore si presenta nella sua santità davanti ai suoi figli, e siccome li ama propone loro la santificazione di cui hanno bisogno per poter progredire nel cammino verso il cielo; quindi dice: "Se tu togli nel mezzo di te il giogo, l'alzare il dito, e il parlare iniquità, e apri l'anima tua a colui che ha fame. e sazi la persona afflitta; la tua luce si leverà nelle tenebre, e la tua oscurità sarà come il mezzogiorno." Da una prima analisi si evince che nonostante la santificazione in cui il credente si verrebbe a trovare seguendo il suo consiglio, rimangono ancora gli strascichi di una umanità non ancora completamente redenta, dove la tendenza a governare gli altri, (il giogo), la tendenza a sentirsi superiori non è ancora stata debellata, perchè è dura a morire; l'alzare il dito evidenzia la facilità con cui tendiamo a giudicare gli altri che "noi vediamo in peccato", e il parlare iniquità qui evidenzia non tanto la condizione dell'empio, ma la condizione di chi essendo santo, aggiunge a ciò che il Signore dice, qualcosa che il Signore non ha detto, e quindi quell'aggiungere e quel togliere si chiama "iniquità". Come è stato osservato, non si tratta di empietà ma della infermità dell'uomo di terra che lascia ancora la sua carne governare la sua vita. Qui come del resto anche altrove, il termine carne è usato per definire tutto ciò che è frutto della fatica dell'uomo, dalla cose buone amabili e onorevoli, fino alla cose più infime che in questo caso sono ormai lontane dallo stato del credente di cui stiamo trattando. Bene, dice il Signore, se tu accetti ancora questa santificazione e come conseguenza apri l'anima tua a chi ha fame...,il che non è riferito alla beneficenza e opere buone, ma è aprire l'anima a chi ha fame, riguarda una conoscenza dei bisogni interiori degli uomini di cui solo il Signore è rivelatore e consigliere; in tale condizione, il credente gioisce nel sentire i passi del suo Signore mentre che mette le scarpe di un essere umano e gli va incontro, per servirlo (Genesi 18). Ci si sofferma troppo sulle opere che si possono "contare, raccontare", perché la vanità è figlia spesso della religione volontaria, mentre invece, sovente avviene che non sappiamo di aver servito il Signore, semplicemente perché ciò che abbiamo fatto l'abbiamo fatto nell'amore di Cristo e quindi essendo un fatto "naturale, naturalmente divino", non fa scalpore perché è "naturale, frutto di una vita nuova". Il testo citato in Genesi 18, mette in risalto la condizione di Abrahamo, condizione consigliata dal Signore nel capitolo 17/1, dove Iddio gli dice: "Io sono l'Iddio Onnipotente, cammina davanti a me e sii intiero". Il risultato della condizione sopra descritta, ha messo Abrahamo nella condizione di ricevere dal Signore una promessa, quella di un figlio. Se ci è lecito immaginare, correre con la fantasia di un cuore che scopre la misericordia divina, ci piace pensare a questo santo uomo e guardarlo negli occhi mentre in tarda età si vede un figlio girargli attorno, giocando come fanno i bambini. E quelli che usciranno di te, che ti appartengono in virtù della promessa che io ti ho fatto, essi e non altri, riedificheranno il luoghi deserti fin dai tempi remoti (ciò rimanda alla storia antica e pur recente che riguarda la vita nascosta e le rovine nascoste che abitano nel cuore degli uomini); è una storia antica, perchè la radice è antica, perchè l'uomo è sempre lo stesso e non è diverso da suo padre Adamo, né è diverso oggi da ieri, e così via. cfr.(Ger. 6/16 e 18/15) Dunque i tuoi figli, quelli che ti appartengono, che sono tuoi figli, eredi tuoi per la fede, essi riedificheranno i sentieri antichi; essi e solo essi saranno sacerdoti a Dio per fare tutte le sue volontà, insieme a Colui che solo ha saputo ascoltare sempre suo Padre e sempre ha ubbidito alla sua voce, perchè solo insieme al sacerdote anche i sacerdoti potranno servire Iddio negli uomini. Meditare Giov. 17/6-8 Tu ridirizzerai i fondamenti di molte età passate e sarà chiamato: Ristoratore di rovine. Racconciatore dei sentieri, affinché vi si possa camminare.Il linguaggio è sicuramente profetico, esso è applicabile sicuramente a Cristo e a tutta la progenie di Abrahamo, poiché il popolo del Signore è un popolo di sacerdoti, di re e di principi; sacerdoti re e principi non devono far pensare all'immagine che noi abbiamo di tali persone, ma di ciò che essi vogliono essere nelle mani del Signore. Ecco ormai siamo arrivati all'ultima stazione e non è stato facile arrivarvi, ma se qualcuno vi è arrivato sa quante cose ha lasciato per la via, così come la serpe lascia il suo mantello nella sua stagione. In questa occasione il Signore non dice "Eccomi", ma quello che dice è il proseguo di ciò che aveva cominciato prima; ormai il Signore vive al fianco del suo servitore, gli è amico e compagno di viaggio; quindi prosegue dicendo: Se tu ritrai il tuo piede per non fare le tue volontà nel Sabato, nel Mio giorno Santo; e se tu chiami il sabato Delizie, e quello che è santo al Signore onorevole; e se tu lo onori senza operare secondo le tue vie, senza ritrovare le tue volontà e senza dire parola. Quanti se Signore! Certo non sono dubitativi ma rivelano quanto siano per l'uomo che dipende da se stesso cose impossibile da farsi; quindi il Signore evidenzia come aveva già fatto in precedenza che è la nostra volontà ancora viva, la nostra conduzione spesso in opposizione al Signore stesso che rende difficile ogni cosa nelle vie del Signore; non è la via del Signore difficile ma la nostra umanità irredenta a crearci le più grandi difficoltà. Vediamo in dettaglio i grandi se, posti dal Signore. Molto spesso gli uomini si scontrano di fronte alla osservanza di giorni e calende, etc,, ma qui il Signore dopo aver parlato del sabato, rivendica il suo Sabato, non quello degli uomini; il suo Sabato, il suo giorno Santo, non quello che gli uomini gli dedicano spesso senza intendimento; esso è una condizione, uno stato di riposo, il riposo di chi dipende dal Signore e fino a tanto che non viene chiamato, "veglia". Nel mio Sabato, indica che vi è un sabato che non è suo ma nostro, perchè il sabato è per l'uomo perchè l'uomo si riposi e non l'uomo per il sabato, cioè servo del sabato; or ciò che serve all'uomo non appartiene al Signore, nel senso che Lui non sarà onorato dalle cose visibili, ma dalla consacrazione interiore. E' dunque il sabato interiore, il riposo interiore frutto dell'abbandono nelle mani del Signore che appartiene al Signore In quel Sabato, cioè quello del Signore, mentre in esso ci troviamo, non dovrebbe esserci alcun pericolo, ma così non è, perchè fino a tanto che l'opera di santificazione non è compiuta, abbiamo sempre la libertà di tornare indietro. Gesù stesso disse: Io ho deposta la mia vita e ho anche libertà di riprenderla. Fino a che Dio non è finalmente divenuto "ogni cosa in tutti", ancora tutto è possibile, quindi il Signore si rivolge ai suoi figli e a loro dice che nel Suo Sabato, nel Suo giorno santo, quando comunque l'avrai già definito Delizie e giorno onorevole, hai ancora bisogno di onorarlo lasciando definitivamente le tue vie, abbandonando completamente la ricerca della tua volontà, e senza esitazione alcuna. Sembra udire la voce del Signore che descrive il suo Servitore, in Isaia 50/5 dove parlando profeticamente del suo servitore, Gesù avendo il primato in ogni cosa, dice: Il Signore Iddio mi ha aperto l'orecchio e io non mi sono ribellato e non mi sono ritirato indietro. Conclude il Signore i suoi consigli al suo popolo dicendo: "Allora tu prenderai i tuoi diletti nel Signore, e io ti farò cavalcare sopra gli alti luoghi della terra, e ti darò da mangiare l'eredità di Giacobbe, tuo padre, perchè la bocca del Signore ha parlato." Il salmo 40 è illuminante circa il processo di santificazione e ad un certo punto nel verso cinque, dice: "Tu non prendi piacere in sacrificio, è in offerta; Tu mi hai forate le orecchie; Tu non hai chiesto, olocausto, né sacrificio per il peccato. Allora io ho detto: Eccomi venuto; è scritto di me nel volume del Libro. Dio mio, io prendo piacere in far la tua volontà; e la tua Legge è nel mezzo delle mie interiora. " Finalmente la creatura ha compreso dopo le peripezie dei primi versi quanto sia importante che la sua verità sia scritta nelle interiora, onde l'amore e l'ubbidienza non siano il frutto della volontà di uomo, ma della tenerezza dello Spirito Santo, il quale avendo lavorato la nostra vita di dentro ha generato dentro di noi la carità, ovvero quell'amore viscerale per tutto ciò che appartiene al Signore. Tu prenderai finalmente i tuoi diletti solo ed esclusivamente nel Signore, e nessun altro amore, nemmeno quello della tua vita alla quale hai definitivamente rinunciato, potrà mai più farti tornare indietro. A questo punto ecco che il Signore apre un cielo ancora sconosciuto ai più, un cielo definito "gli alti luoghi della terra"; tu, dice il Signore, cavalcherai sopra gli alti luoghi della terra. Le immagini che si profilano all'orizzonte sono di grande distesa e non è possibile narrare con poche parole, quindi dobbiamo affrettare. Il che vuol dire che verrai nel pieno possesso di ciò che Iddio ha promesso a tuo padre, Giacobbe; notare che qui il Signore, pur parlando di cose eterne, ricorda sempre all'uomo, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la sua origine; figlio di Giacobbe, non figlio di Israele; nel cielo di Dio, tutti siamo figli dello stesso padre, ma nell'olimpo degli uomini, ognuno è figlio di suo padre e solo di suo padre; carne e sangue non hanno alcun valore davanti al Signore e a nulla serve dire: "Noi siamo figli di Abrahamo; noi siamo figli di Giacobbe", perchè ciò non ci salverà, ne avremo per questo nostro dire alcun merito davanti al Signore. Cfr.(Matteo 3/9 Giov 8/31-40) Ecco dunque che appare all'orizzonte, concreta, definita, la promessa dell'eredità, quella che il Signore aveva fatta con Abrahamo prima e con Giacobbe poi. Una eredità non fatta certo di cose terrene, ma di letizia maturata nell'attesa, una eredità che Pietro definisce così: "BENEDETTO sia Iddio, e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale, secondo la sua gran misericordia, ci ha rigenerati in speranza viva, per la risurrezione di Gesù Cristo dai morti; all'eredità incorruttibile, ed immacolata, e che non può scadere, conservata ne' cieli per noi. " Nulla di terreno dunque, ma piena partecipazione alla natura divina. |
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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1 E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
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