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Le cose che mancano alla fede.

L'apostolo pregava intensamente giorno e notte di poter "vedere la faccia" dei Tessalonicesi e di " compiere le cose " che nmancavano ancora alla loro fede. I Tess. 3/10

Mancava dunque qualche co/psa alla fede dei Tessalonicesi. Questa deficenza della fede costituiva un pericolo, e si doveva privi rimedio senza indugio.
L'apostolo non si lamentava della loro mancaza di fede, benchè sia implicitio che abbiamo sempre bisogno di una maggior misura di fede; ma qui si tratta di insufficienza della fede, cioè mancavano alcune cose alla loro fede perchè fosse equilbrata onde non fosse semplicemente teorica, e nemmeno un mero dono di fede.

Difatti è possibile avere il dono di fede e mancare di qualcosa essenziale. "...e benchè io avessi tutta le fede, talchè io trasportassi i monti, se non ho carotà, non sono nulla." I Cor. 12/9

E' possibile possedere questo dono - la fede - almeono per un tempo, e mancare di carità. Occorre fare una chiara distinzione fra i doni delle Spirito e il frutto dello Spirito. I doni sono usati nelle operazioni esteriori; il frutto alla manifestazione della vita interiore.
Si può avere fede, e ciò nonostante non vivere secondo Gesù Cristo. Questo spiega il contrasto che si riscontra in certuni, che pur essendo usati da Dio nella predicazione, mancano di carità e di gentilezza cristiana nella loro vita pratica.

La fede di costoro non è duratura perchè persistendo a lungo questa mancanza di amore, la fede viene indebolita. L'apostolo perciò si proponeva di visitare quella chiesa al più presto, per indicare, madiante una predicazione illuminata, le cose che mancavano alla loro fede. L'apostolo desiderava che essi potessero diventare cristiani "illuminati " e pratici.

Oltre all'importante accenno alla carità, vi sono qui alcune delle cose che possono mancare alla nostra fede. Vogliamo considerare un momento l'epistola di Giacomo. Essa n on contraddice, anzi conferma gli ammaestramenti di Paolo.
Leggete per intero il capitolo 2°, se non l'intera espistola. Al verso 17 leggiamo che la fede senza le opere è morta. Notate! non dice che la fede non esiste; è implicito che la fede può esistere, ma che deve essere considerata morta, perchè morirà.
Uno dei metodi della scrittura è di chiamare le cose che non sono, col nome che avranno.

Altrove, la scrittura dice che una chiesa pur avendo "nome di vivere", era morta e doveva raffermare il rimanente che stava per morire. Apoc. 3/1-2; perciò, fede morta, in quel caso, significa fede di breve durata perchè finirà col morire per sempre.

Comunque, coloro che non conoscono i misteri di Dio, sono delusi e si intoppano per il fatto che vi sono persone usate da Dio, pur essendo così diverse dallo Spirito dell'Iddio buono.

La stessa epistola di Giacomo 2/22, dopo aver diretta l'attenzione sull'obbedienza di Abrahamo, dice: "Tu vedi che la fede operava insieme con la fede di esso, e che per le opere, la fede fu compiuta."
"Compiuto" ha sovente il significato di cosa confermata e meglio stabilita; da l'idea di qualcosa che si possiedce ma che può essere portata via, e che perciò deve essere ben radicata.

Che noi abbiamo bisogno di essere stabiliti nella fede è detto chiaramente nell'epistola ai Colossesi. "Radicati ed edifcati in Lui, e confermati nella fede, così come siete stati insegnati, abbondando in essa con ringraziamenti." Col. 2/7

Lo spirito di graitudine che deve albergare in ogni cuore riconoscente, rende la nostra fede sempre più ferma.

Abbiamo scoperto tre cose che possono mancare alla nostra fede: CARITA', OPERE PRATICHE, AZIONI DI GRAZIE. Ma ve ne sono altre ancora. Nella prima espistola a Timoteo 1/5 leggiamo: "Or il fine del comandamento è carità, di cuor puro e di buona coscienza, e di fede non finta." Si, molti desiderano apparire come avendo molta fede, ma "la grazia del Signore nostro è sovrabbondata, con fede e carità..." v. 14

Abbiamo indicato la relazione che vi è tra la carità e la fede. Il v. 19 continua: "Avendo fede e buona coscienza, la quale avendo alcuni gettata via, hanno fatto naufragio intorno alla fede." Il che significa che avveano fede e buona coscienza, ma che poi perdettero prima una cosa e poi l'altra.

La buona coscienza fu la prima ad essere perduta; poi morì la fede, non sappiamo quanto tempo è passato fra un fatto e l'altro, ma è certo che la cosa avvenne. Questo spiega meglio quanto abbiamo già detto, cioè che un apersona può aver fede pur camminando verso la morte. Chi perde la fede muore, perchè è senza speranza. Ricorderete che Pietro pur essendo venuto meno miseramente, ebbe salva la fede grazie all'intercessione di Gesù.

Senza di essa egli sarebbe perito; quando la fede fa naufragio, non si desidera più nemmeno di cercare la faccia del Signore. Allora viene commesso il peccato a morte. Perciò la perdirta deve essere riparata prima che la fede ci abbia lasciati. Questo articolo non si propone di dare una definizione della coscienza, basta dire che essa è la sensibilità interiore, quella che ci fa percepire ognicontrasto con la vita di Cristo.

La nostra coscienza è più o meno suscettibile (sensibile) secondo che abbiamo accolto o no il Signore Gesù in noi. Tutti gli uomin hanno una coscienza, secondo la luce che posseggono. S. Paolo dice che alcuni avevano rigettato la loro buona coscienza; cioè avevano fatto violenza a loro stessi per non avere più da soffrire per gli aculei della coscienza; quando abbiamo commesso qualcosa di male, la nostra coscienza ci tormenta, ed è un bene che sia così.

Ma alcuni non vorrebbero avere simili tormenti, e perciò hanno preso la loro coscienza - se così possiamo espirmerci, e l'hanno gettata lontano da loro. Vi sono molti modi di gettare via da noi la nostra coscienza, non fosse altro che scusando continuamente noi stessi e altro e altro.
Questo però non avviene senza lottare contro la grazia di Dio. Non desideravano di rigettare la loto fede; avrebbero voluto serbarla; ma un giorno si imbatterono in uno scoglio non previsto e la loor fede naufragò.

Essi la perdettero in un'attimo, l'ultimo filo che li univa alla grazia si spezzò. Oh quanto è vero che può mancare alla nostra fede, l'esercizio accurato di mantenere la nostra coscienza vivente!

Altre cose possono mancare ma ci limiteremo ad una sola. Preghiamo il Signore di illuminarci sue quello che è già stato detto e su quello che stiamo per aggiungere. La fede è sorretta e accompagnata dalla pazienza, cioè dalla forza di sopportare la sofferenza e di aspettare a lungo senza venire meno, ricorrendo dxcel continuo alla FOnte della Grazia. La pazienza è una grande virtù ed è l'ultima a spuntare nella famiglia dei santi.

Molti di noi sono impazienti. Nel primo e nell'ultimo capitolo dell'epistola di Giacomo si parla sovente della pazienza: "...la prova della vostra fede produce pazienza. Or abbia la pazienza un'opera compiuta." v.2-3.

La pazienza che non si stanca di fare il bene e di credere. "Ora dunque fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore", Giacomo 5/7; non solo fino alla sua venuta finale, ma alla sua venuta per ciascuno di noi, in ogni singolo caso, in ogni singola prova.

"...Ecco il lavoratore aspetta il prezioso frutto della terra con pazienza, fino a che quello abbia ricevuto la pioggia della prima e dell'ultima stagione."
Prima e seconda pioggia; la prima prepara la terra a ricevere la semenza; la seconda, e c'è sempre la seconda per un ripetuto rinnovamento, prepara la semenza perché possa portare frutto; questa è una figura della vita spirituale.

In ogni caso è necessario che i cieli si aprano sopra di noi e diano pioggia, e più abbondante ancora. Siate pazienti! Nell'epistola agli Ebrei, 6/12, fra gli altri brani molto espressivi sulla pazienza, vi sono anche questi due: "...affinchè non diveniate lenti; anzi siate imitatori di coloro che per fede e pazienza, eredano le promesse."
"Perchè voi avete bisogno di pazienza, affinchè avendo fatta la volontà di Dio, otteniate la promessa." Ebrei 10/36

Ognuno esamini se stesso e veda quello che manca alla sua fede. La rivelazione risultante da questo esame interiore non deve terrorizzare nè vergognarci ma spronarci ad andare senza indugio alla Fonte, e implorare la Grazia, non solo perché la nostra fede sia conservata ed accresciuta in quel Nome benedetto, ma anche perchè ci siano concesse copiosamente quelle cose che sono in parte frutti della nostra fede, e in parte i compagni e un appoggio per la nostra stessa fede.

"Provate voi stessi se siete nella fede.." II Cor. 13/5
Come può essere fatto questo esame conclusivo? L'apostolo stesso ce lo dice: "..non vi riconoscete voi stessi, che Gesù Cristo è in voi...?"

Concludiamo: E' fede confermata, assoluta, immacolata, quella sola che è accompagnata e sostenuta dalla Presenza vivente e costante di Gesù Cristo in noi.

Autore de "Il Regno di Dio"

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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dallafede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1


E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni.
E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17
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