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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
Della cena del SignoreE' sicuramente un tema ardito, e sebbene siano stati scritti molti libri in merito, nulla può sostituire l'intimo sentire della vera fede; ci sono cose che si possono spiegare, ma viverle è senza dubbio vitale per la fede. Io comincerei questo tema, prendendo in cosiderazione ciò che sta scritto nell'antico testamento e precisamente dall'Esodo cap. 12, ovvero dal momento in cui fu istituita la Pasqua. L'agnello pasquale, doveva essere mangiato intero, testa, gambe e interiora, e nulla doveva rimanere fino al mattino. In sintesi "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue"; "Così sono io, così sarete voi se vi saziate di me". L'agnello del sacrificio, doveva essere mangiato arrostito al fuoco, non crudo. Molti hanno fretta di crescere, non hanno pazienza di aspettare che le cose siano cotte; hanno fretta di bruciare le tappe, corrono quando devono essere fermi e stanno fermi quando devono correre, così mangiano l'agnello crudo, con conseguenze a volte catastrofiche, vedi le delusioni, l'appiattimento della fede, la mancanza di vero zelo che nasce dalla forza della fede che è in noi e che ci spinge nelle braccia dell'Eterno, anche quando siamo da Lui corretti, castigati. Mangiare poi è il termine che meglio esprime comunione con le cose, perchè esse diventano corpo del nostro corpo e sangue del nostro sangue. Nel caso della vita nuova, essa si alimenta di ciò che proviene da Dio, dal trono di grazia, espressamente per la nostra salute spirituale; se nutriamo il corpo di qualunque cosa, andiamo incontro a guai seri, se nutriamo la vita nuova di qualunque cosa ,disordinatamente, moriamo spiritualmente. Vedi anche: " Le cose che mancano alla fede." L'agnello doveva essere mangiato con lattughe amare, o amaritudini che dir si voglia; tutti sappiamo che i grassi si digeriscono meglio con alimenti amari; nel caso dell'agnello, le lattughe amare simboleggiano appunto le amaritudini che la volontà di Dio procura al nostro vecchio modo di vivere, in quanto, noi volentieri mangeremmo il pane della vita, se quel pane si confacesse alla nostra natura e ai nostri personali gusti, ma in quanto a far la volontà di Dio non siamo molto propensi, da qui le amaritudini. L'agnello doveva essere mangiato in piedi, con i lombi cinti e col bastone in mano; pronti a muovere al comando del Signore. Molti mangiano e dormono sonni incoscienti, e dicono "abbiamo mangiato", dunque siamo salvi. La postura "in piedi", sta ad indicare la precarietà della vita del cristiano che non deve fare radici in nessun luogo, ma essere pellegrino sempre pronto a spostarsi dove la voce del Signore lo consiglierà. Molti credono che fare la volontà di Dio sia piacevole alla carne; nulla è più sbagliato, perchè carne e sangue non possono comprendere le cose di Dio, da qui la sofferenza che insegna verità nelle interiora e sapienza nel di dentro. Salmo 51 Ogni cosa nel Signore ha il suo tempo, quindi le nostre sollecitudini non anticipano ne ritardano il piano di Dio per noi;; così un giorno, quando Gesù fu sollecitato a salire alla festa in Gerusalemme, rispose dicendo: "Il vostro tempo è sempre presto, il mio tempo non è ancora venuto; salite voi alla festa, io non vi salgo". Gesù stesso, pur avendo in se il potere di trasformare le pietre in pane, pure rispose al tentatore dicendo: "L'uomo non vive di pane solo, ma di ogni parola che procede dalla bocca dell'Eterno." Purtroppo spesso e volentieri si erra nel pensiero e nella pratica, additando come parola di Dio solo la scrittura, che altro non è che un testimone lasciato da Dio agli uomini, la dove occorre invece porgere l'orecchio per udire la sua voce il cui suono fa tremare la terra e anche il cielo. Nella corsa all'accaparramento delle cose scritte, perdiamo di vista che sono nostre solo se tendiamo le mani della fede, quindi, per chi è sollecito le virtù di Cristo perdono di significato e noi perdiamo la benedizione. Il pane del cielo è stato da Dio suggellato, e il figliuolo dell'uomo ne darà a coloro che si adoperano intorno al cibo che dura in vita eterna". (parole che procedono dal trono del Padre) Giov.6/27 Detto ciò, cercheremo di entrare nel vivo del tema; visto che il mangiare della cena del Signore, equivale ad avere comunione con Lui, perché il pane della vita nutre coloro che hanno un a vita nuova, ovvero hanno desiderio che la volontà di Dio sia fatta. C'è un cibo che non è fatto di pane ne di altro alimento che Gesù chiama "fare la volontà del Padre mio". Giovanni 4/34 Gesù stesso, nella notte in cui fu tradito, aveva attorno a se tutti i discepoli, compreso Giuda, ma il Signore non vietò al discepolo di intingere il pane nel suo piatto. Quando Paolo dovette porre ordine sulla Santa cena, altro non fece se non riportare quello che il Signore gli aveva dato; anche qui non ci sono divieti, ma avvisi, tremendi avvisi; l'intervento di Paolo fu necessario, perché nella chiesa di Corinto avvenivano dei fatti discutibili. In quella chiesa c'erano ricchi e poveri, e questo è di per se un elemento di discussione che mette in evidenza quanto poco avevano compreso il sentimento di Cristo; ricchi che avevano molto e portavano molto, poveri che avevano poco o niente e quindi portavano quello che potevano; poi litigavano perché i ricchi non spartivano la loro provvidenza con i poveri. Una storia triste della chiesa di allora e di oggi, che evidenzia come poco abbiamo compreso il sacrificio di Cristo, e quale scarso risultato abbia il partecipare alla Santa Cena; là dove anche noi, seguendo le orme di Cristo, siamo chiamati a metterci nelle mani del Signore per il bene degli altri Segue l'avvertimento di Paolo; infatti dice: "Esaminate voi stessi e, poi, appressatevi alla cena del Signore; Chi mangia indegnamente, mangia e beve giudizio a se stesso". Chi sono coloro che sono degni di accostarsi alla cena del Signore? A meno di non voler emanare giudizi temerari contro chi che sia, è utile ricordare che la salvezza è per grazia, e degno è reputato solo chi crede e accetta Cristo Gesù vivente nel cuore. Altra riflessione riguarda gli effetti dell'accostarsi indegnamente, effetti che a volte pare non esistano, ma solo per i ciechi. La ricchezza della chiesa viene spesso misurata con i doni che in essa vi possono essere, ma la verità è che i doni possono esistere senza per questo avere la carità di Cristo, così come la fede senza la carità (opere) è morta. Quanti sono infermi nelle chiese? Malati? Dormono? La dove Cristo è vivente e opera nella virtù dello Spirito Santo, la non fanno radice queste cose, perchè il Sangue di Cristo ci purifica da ogni peccato.Se Gesù è il vero pane che discende dal cielo, e se la presenza del figliuolo di Dio è salute nel corpo e nello spirito, è anche vero che non discernere il corpo di Cristo è simile a colui che sta davanti ad una tavola imbandita, ma non mangia perché non vede le pietanze; diventerà sempre più magro, poi rachitico e poi morirà. In ultimo vorrei qui fare notare che Gesù non negò a Giuda la partecipazione alla pasqua, ma prima di distribuire il pane e il vino disse: "Qualcuno di voi mi tradirà." Per conservare una certa sacralità, di un atto semplice ma comunque solenne non nella forma ma nell'intesità, si inventano ritualità più o meno elaborate, più o meno accattivanti; si sa che la solennità piace ai religiosi superficiali che da queste cose rimangono estasiati, finendo per trovare più importante e solenne il rito che ciò che il rito stesso voleva evocare. Altri ancora adottano certe regole buone in se, ma applicandole si commettono dei gravi errori; giusti o sbagliate che siano queste regole, non sta a me dirlo; ma reputo che se manca il discernimento in chi presiede e manca l'intendimento in chi ascolta, il risultato sarà disastroso. |
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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1 E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
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