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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17

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Il tempo della pazienza del Signore

Apoc. 3/7-10

Queste cose dice il santo, il verace, colui che ha la chiave di Davide; il quale apre, e nessuno chiude; il quale chiude, e nessuno apre: Io conosco le tue opere; ecco, io ti ho posto la porta aperta davanti, la quale nessuno può chiudere; perchè tu hai un poco di forza, ed hai guardata la mia parola, e non hai rinnegato il mio nome.
Ecco, io riduco quelli della sinagoga di Satana, che si dicono essere Giudei, e non lo sono, anzi mentono, in tale stato, che farò che verranno, e s'inchineranno davanti ai tuoi piedi, e conosceranno che io t'ho amato.
Perchè tu hai guardata la parola della mia pazienza, io altresì ti guarderò dall'ora della tentazione che verrà sopra tutto il mondo, per far prova di coloro che abitano sopra la terra.

Chiunque legga le varie lettere alla chiese dell'apocalisse, non può fare a meno di notare che Gesù conclude dicendo; "Chi ha orecchio per udire, oda, ciò che lo spirito dice alla chiese."
Il parlare del Signore è indirizzato a tutti, ma solo coloro che hanno l'orecchio aperto udranno ciò che lo Spirito dice alle chiese. Grande attenzione occorre fare per discernere il linguaggio dello Spirito, perchè esso si ode con lo spirito nostro, il quale dice l'apostolo Paolo viene confermato dallo Spirito Santo. Romani 8/16

Molti ascoltano, ma non recepiscono la voce dello Spirito Santo, perchè non sono attenti, avendo nel cuore una miriade di cose che lo occupano; molti si accontentano di una predicazione, dalla quale estrapolano quello che vogliono, usando solo ed esclusivamente il loro raziocinio.
Dobbiamo concludere che tutte le cose dette da Gesù alle chiese, in realtà possono essere udite, comprese, solo se lo Spirito Santo le illumina davanti agli occhi nostri e allo spirito nostro.
Avendo questo sentimento nel cuore, intraprendiamo la nostra meditazione, confidando nella luce che viene da Dio e nella grazia che Lui ci darà.

Il Signore apre la sua lettera alla chiesa di Filadelfia presentandosi come il Santo e il Verace e che ha la chiave di Davide; il quale apre e nessuno chiude, il quale chiude e nessuno apre.
E' un invito a considerare che il Signore conosce ogni cosa della nostra vita anche nei minimi dettagli, e che la sua giustizia non si ferma in superfice, non guarda le cose che noi guardiamo; la salvezza che Lui ci offre è condizionata a ciò che lui vede e non a ciò che noi vediamo, e le nostre conclusioni possono essere smentite dalla sua conoscenza.

L'angelo della chiesa di Filadelfia non aveva certo avuto una vita facile, e anche si trovava a dover lottare con gente che diceva di essere Giudea e non lo era, con le conseguenze che solo chi ha avuto tali esperienze può comprendere.
E' evidente il conflitto fra legge e grazia pura, fra un ammaestramento libero e un ammaestramento settario; la lotta fra il legalismo e la grazia, fra le opere e la fede.

Chi voglia camminare onestamente davanti a Dio, cercando e ricercando il senso delle cose dette da Lui, scritte per noi in un linguaggio vicino alla nostra comprensione, ma che tratta di argomenti di vita eterna, non trovera vita facile fra coloro che guardano al Signore per interesse personale di qualunque genere esso sia, d'immagine o semplicemente di giustizia umana, religiosa.

In questa lotta dall'esito incerto, perchè sovente il visibile attrae prepotentemente, l'Unico che sappia giudicare è solo Dio; non sono infatti escluse cadute, momenti di debolezza, tentazioni, lotte con i pochi mezzi a nostra disposizione.
Non bisogna dimenticare che sovente coloro che hanno molta favella, mancano di unzione; legati come sono da schemi, regole e divieti, fatti storici, genealogie senza fine, difficilmente si lasceranno guidare dal Signore, e alla fine il pericolo di prevalere sui piccoli, coloro che vivono nell'ignoranza perchè non si lasciano direttamente illuminare dal Signore, è grande.

Quando il Signore si presenta, si presenta come il Santo, ovvero l'unico che possa fregiarsi di questo titolo; davanti a Lui nessuno è santo, ma tutti siamo bisognosi di essere graziati; si presenta come il Verace, il solo che sia veritiero e che conosca la verità; si presenta come colui che ha la chiave di Davide; qui il linguaggio è molto forte, e il primo pensiero corre all'umanità di Cristo, il quale essendosi fatto uomo, proprio per avere assunto la nostra natura, ci conosce in tutta la nostra fragilità e sa giudicare fra uomo e uomo.

Nessuno di noi può debitamente misurare questo linguaggio, ci resta una profonda sensazione, quella che nulla sfugge ai suoi occhi.
La chiave di Davide può essere trovata nelle parole di Isaia 11, il quale dipinge intorno a Cristo un quadro di infinita conoscenza, quando dice: "E uscirà un Rampollo del tronco d'Isai, ed una pianterella spunterà dalle sue radici. E lo Spirito del Signore riposerà sopra esso; lo Spirito di sapienza e d'intendimento; lo Spirito di consiglio e di fortezza; lo Spirito di conoscimento e di timor del Signore. E il suo diletto sarà nel timor del Signore, ed egli non giudicherà secondo la veduta dei suoi occhi, e non renderà ragione secondo l'udito dei suoi orecchi. Anzi giudicherà i poveri in giustizia, e renderà ragione in dirittura ai mansueti della terra; e percuoterà la terra con la verga della sua bocca, ed ucciderà l'empio col fiato delle sue labbra. E la giustizia sarà la cintura dei suoi lombi, e la verità la cintura dei suoi fianchi."

Tutti gli uomini saranno giudicati per la sua conoscenza; per la sua conoscenza molti saranno salvati, redenti, per la sua conoscenza molti scamperanno alla morte, perchè Lui è Salvatore fino all'ultimo respiro.
Dopo essersi presentato, or Gesù si rivolgeva ad una creatura che anche se limitatamente poteva comprendere il suo linguaggio, gli dice: "Io conosco le tue opere"; non è fatto cenno alla conoscenza della dottrina, nè alcun riferimento è fatto circa la fede dottrinale, nè viene posto l'accento sui valori che noi uomini usiamo per definire e chi è religiso o meritevole; nulla di tutto questo ha davanti al Signore l'importanza che noi vorremmo dare, solo le opere. Perchè?

Le ragioni stanno celate nelle parole di Gesù, quando dialogando con i suoi apostoli disse: "Così ancora voi, quando avrete fatte tutte le cose che vi sono comandate, dite: Noi siam servi disutili; poichè abbiamo fatto ciò ch'eravamo obbligati di fare." Luca 17/10 Così le opere fatte per legge inquadrano chi le fa fra coloro che vivono nello stato di servi e non fra gli affrancati.

Le opere in questione dunque non sono quelle della legge, ma quella che Iddio per grazia ci ha reso capaci di compiere; senza di Lui non sapremmo certo cosa sia bene e cosa sia male.
Tali opere non sono per forza opere misurabili in quantità o grandezza, perchè ogni vaso può contenere solo ciò per cui è stato fatto, e davanti al Signore meglio vale un cuore rotto e uno spirito contrito che gente festante intorno a cose che nulla hanno in comune con Lui.

La dove il conflitto fra le opere della legge e le opere nella grazia è forte, le tentazioni sono tremende, ma il Signore conforta il suo servitore che a molti sarà anche parso sterile, dicendogli: "Io conosco le tue opere. Ecco, io ti ho posto la porta aperta davanti, una porta che nessuno può chiudere."

Se sarai tentato a rinunciare, ricorda che solo tu puoi chiudere la porta che io ho posta davanti a te aperta; nessuno può toglierti la tua parte se tu non lo vuoi. Certo hai faticato per rimanere aggrappato alla verità, mentre tutti coloro che ti stavano attorno, ad uno ad uno, non potendoti smuovere dalle tue certezze ti lasciavano, e ora sei debole e forse anche solo, forse pochi sono quelli che condividono la tua comunione, ma tu solo hai il diritto di decidere del tuo futuro.

Colui che non disprezza nemmeno una canna rotta, che da valore anche ai sospiri delle sue creature, diede anche valore alle poche forze ormai rimaste; in virtù di quelle poche forze che gli hanno permesso di sperare nel Signore a volte anche contro speranza, avendo un cuore attento alla parola del Signore, ha trovato le forze per non rinnegare il Nome del Signore. Questo disse il Signore all'angelo della chiesa di Filadelfia.

Dopo averlo esaminato come solo il Signore sa fare, segue una grande promessa: "Ecco, io riduco quelli della sinagoga di Satana, che si dicono esser Giudei, e non lo sono, anzi mentono, in tale stato, che farò che verranno, e s'inchineranno davanti ai tuoi piedi, e conosceranno che io t'ho amato."

Conosceranno che io ti ho amato; nessuna gloria, nessun vanto, ma conosceranno che io ti ho amato. Beato l'uomo che sa di essere amato dal Signore, di certezza profonda, di quella certezza che porta la pace nel cuore anche in mezzo alla guerra religiosa, dove gli uomini corrono alla novità e mai si fermano per vedere se Cristo è con loro, se la sua benedetta presenza non è divenuta ormai un ricordo dei tempi andati.

Giacobbe è tipo di coloro che sono travagliati, lottati interiormente, sui quali alberga un alto destino, ma che nella vita incorrono in situazioni poco condivisibili, ma che hanno davanti al Signore un cuore diritto.

Di questa grande famiglia, composta da gente che vive a volte anche a lungo lontana dal Signore, il Signore dice: "MA ora, così ha detto il Signore, tuo Creatore, o Giacobbe, e tuo Formatore, o Israele: Non temere; perchè io ti ho riscattato, io ti ho chiamato per col tuo nome; tu sei mio. Quando tu passerai per le acque, io sarò teco; e quando passerai per i fiumi, non ti affogheranno; quando camminerai nel fuoco non sarai arso, e la fiamma non ti divamperà. Perchè io sono il Signore Iddio tuo, il Santo d'Israele, tuo Salvatore; io ho dato l'Egitto per tuo riscatto, e l'Etiopia, e Seba, in luogo tuo. Poichè tu mi sii stato caro, e pregiato, ed io ti abbia amato; io ho dati degli uomini per te, e dei popoli per l'anima tua. Isaia 43/1-4

Questa grande famiglia non è composta da gente che cammina seguendo la propria libertà, ma si compone di gente che va accettando dalla mano del Signore quei procedimenti atti a renderli finalmente conformi al piano di Dio.

Così vengono presentati nel Salmo 24/3-6: "Chi salirà al monte del Signore? E chi starà nel luogo suo santo? L'uomo innocente di mani, e puro di cuore; il quale non eleva l'animo a vanità, e non giura con frode. Un tale riceverà benedizione dal Signore, e giustizia dall'Iddio della sua salute. Tale è la generazione di quelli che lo ricercano; tale è Giacobbe che cerca la tua faccia, o Dio. " (meditare)

Segue un'altra promessa, anch'essa basata sulla pazienza del servo e del Signore, e Gesù gli dice: "Perchè tu hai guardata la parola della mia pazienza, io altresì ti guarderò dall'ora della tentazione che verrà sopra tutto il mondo, per far prova di coloro che abitano sopra la terra."

Tutta le creazione sussiste per la pazienza di Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati; immaginiamo i secoli e la infinita pazienza dell'Onnipotente, che aspetta e provvede per i suoi figli.

Illuminante circa quanto sopra detto è ciò che scrive Paolo ai Romani 3/25, quando parlando del sacrificio di Cristo, l'agnello immacolato, per il quale sono stati fatti i secoli, dice: "Il quale Iddio ha innanzi ordinato, per purgamento col suo sangue, mediante la fede; per mostrare la sua giustizia, per la remissione dei peccati, che sono stati innanzi, nel tempo della pazienza di Dio. Quanta pazienza hai tu Signore con le creature che hai create per finalmente renderci simili a Te.

Grande Signore sei tu; veramente nessuno è pari a Te.

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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1


E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni.
E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17
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