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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17

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Prendete e mangiate...

Qualcuno disse, giustamente: "Il nuovo testamento è celato nell'antico e l'antico è rivelato nel nuovo." Partendo da questo fondamento, ci sarà più facile capire se dal Signore ci lasciamo portare al principio di ogni cosa, e nel caso specifico dell'istituzione della pasqua.

Pasqua significa "Passaggio", e in origine il comandamento fu che attraverso questa celebrazione avrebbero ricordato la liberazione avuta in Egitto.

Essi dovevanno ricordare, dovevano ricordare per amare, per essergli grati, per adorarlo, per ubbidirgli. Dovevano ricordare che il Signore li aveva liberati dall'angelo che fece morire tutti i primogeniti di Egitto, il quale aveva ricevuto l'ordine di risparmiare solo coloro sulla cui porta avrebbe trovato il sangue dell'agnello del sacrificio.

Commemorare è la stessa parola che ha usato Gesù quando disse: "Fate questo in memoria di me". Disse le stesse cose Paolo ai Corinti, quando parlando della cena del Signore evidenziava la necessità di ricordare quel sacrificio. Tale è e resta il senso dell'istituzione della pasqua, ricordare per non dimenticare, per amare, per adorare, per essergli grati.

Il monito è che mai dobbiamo dimenticare, ma dobbiamo senza dubbio avere vivo nella memoria il ricordo di quel sacrificio che è stato consumato sul calvario.

E' chiaro che quando gli eventi sono recenti la memoria è più viva, fervida, e i moti dell'animo sono più persistenti, ma quando è passato tanto tempo, anche i moti più teneri e sublimi scemano; la sola memoria non aiuta più anche perchè ogni generazione ricorda solo le cose che la riguardano più o meno da vicino.

Il Salvatore del mondo sapeva di questa umana tendenza e prima di lasciare questa terra, si rivolse ai discepoli dicendo loro: "Io non vi lascerò orfani; io tornerò a voi..." Giov 14/18

Gesù disse queste parole nell'occasione in cui i suoi discepoli erano come scoraggiati dagli eventi che incalzavano, tanto che disse loro: "Il vostro cuore non sia turbato; voi credete in Dio, credete ancora in me..." Giov 14/1

Il rapporto che i suoi discepoli avevano con Dio, era certo quello di un popolo particolare; essi già credevano, ma come avrebbero potuto credere in un uomo anche se eccezzionale? Potevano essi accettarlo nei loro cuori solo per le cose che vedevano?

Le persone, gli affetti spesso si fermano davanti alla difficoltà di comprendere le cose che non sono nostre, non appartengono alla sfera di quelle che si possono razionalmente comprendere, e Cristo sebbene grande era un uomo; l'amore che nutrivano per Lui, anche se grande, venne meno alla croce, perchè davanti alla croce vengono fuori tutte le paure degli uomini; i più vicini si allontanano e i più lontani si avvicinano; è strano l'essere umano, capace di grandi cose e anche di infime; chi, disse il Signore, conoscerà il cuore dell'uomo?

Molto spesso ci si ferma davanti al visibile, e con leggerezza si affermano cose di cui poco o nulla sappiamo, la dove sarebbe necessario che anche nella nostra vita potesse esistere forte l'affermazione di Paolo che disse: "Io so in chi ho creduto."

Può la dottrina anche la più raffinata esprimere conoscenza diretta del figlio di Dio? Non sarà che essa può solo affermare ciò che si vede,razionalmente si vede, la dove Gesù non essendo più col corpo sulla terra, l'unico che sappia degnamente rapppresentarlo e ripresentarlo, è lo Spirito Santo?

La fede dei discepoli sarebbe perita se dopo la resurrezione Gesù non fosse risorto e non si fosse presentato a loro dicendo: "Vedete le mie mani, e i miei piedi; perchè io son desso; palpatemi, e vedete; poichè uno spirito non ha carne, nè ossa, come mi vedete avere." Luca 24/39

La fede non ha solo bisogno di parole ma anche di realtà, e Cristo vuole essere una realtà vivente dentro di noi; dunque è necessario che chi si accosta alla cena del Signore si accosti per essere reso partecipe del corpo (vita, esistenza, ubbidienza, consacrazione)e del sangue di Cristo.

Gesù sapeva che i discepoli avevano ancora bisogno di conoscerlo, e sapeva che ogni cosa ha il suo tempo e che a poco serve imbottire le persone di nozioni che restano lettera morta; gli uomini hanno bisogno di vera conoscenza e tale conoscenza sopratutto intorno a Cristo è stata messa nelle mani dello Spirito Santo; così il giorno venne in cui Gesù, rivolgendosi ai discepoli disse: "Io ho ancora cose assai a dirvi, ma voi non le potete ora portare. Ma, quando colui sarà venuto, cioè lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità; perchè egli non parlerà da sè stesso, ma dirà tutte le cose che avrà udite, e vi annunzierà le cose a venire.
Esso mi glorificherà, perchè prenderà del mio, e ve l'annunzierà. Tutte le cose che ha il Padre son mie: perciò ho detto ch'egli prenderà del mio, e ve l'annunzierà."
Giov 16/12-15

I momenti salienti della vita di Gesù ci possono essere meglio descritti, ovvero possono essere vivificati davanti agli occhi nostri solo dallo Spirito Santo,perchè esso e solo esso rende viva l'immagine di Gesù dentro ai nostri cuori; la ritualità delle cose sovente rende inefficace perfino la memoria in quanto ad essa si sostituisce nei cuori.

Si bada dunque alla forma, al rito; ci si occupa di vedere cosa fanno gli altri, ci si intoppa davanti a ciò che fanno gli altri, assumendo la posizione di giudice anzichè di penitente.

Nel Salmo 137/6, il salmista, ricordando le misericordie di Dio, dice: "Se io ti dimentico, o Gerusalemme; se la mia destra ti dimentica; resti attaccata la mia lingua al mio palato, Se io non mi ricordo di te; Se non metto Gerusalemme in capo d'ogni mia allegrezza."

Chi ama il Signore di vero amore, sa quanto sia importante la memoria, il ricordare; e la lingua rimane attaccata al palato di coloro che essendo parte di Gerusalemme, si dimenticano della pietà, Cristo, l'agnello di di Dio.

Non sempre il silenzio è d'oro, sopratutto quando non esprime la vivente presenza di Gesù in noi; allora la lingua non saprà proferire parola, le parole stesse anche se usciranno dalla bocca non avranno forza, non si sentirà il calore dell'amore per il Salvatore, la passione per il Cristo si limiterà a ricordare.

Come si può ricordare la passione del Cristo senza lacrime d'amore,la dove tutta le terra tremò e il cielo si oscurò per quello spettacolo universale che scuoteva tutto l'universo?

Israele non ha mai dimenticato di ricordare quel giorno in cui uscirono di Egitto, ma per la via si smarrirono, si lamentarono contro il Signore, si mescolarono con i popoli vicini, si diedero agli idoli stranieri, uccisero i profeti, e infine scelsero Barabba.

Ecco fin dove può arrivare la memoria, quella memoria che non cambia la vita, che lascia le cose vecchie al loro posto, che non ci fa sentire più cittadini del cielo che della terra; quella memoria che non ci fa amare la luce più che le tenebre, che tiene in piedi i nostri tabernacoli, dove in pace offrire al Signore (?) le nostre offerte.

No, le offerte si offrono sul suo altare, occorre che noi ci presentiamo davanti al suo altare, quella croce è l'altare davanti al quale cade ogni presunzione, e su quello offrire le nostre offerte, perchè trovandoci davanti a quell'altare, gli occhi nostri si apriranno per vedere quel pane e quel vino trasformarsi davanti agli occhi nostri, rendendo vivo nei nostri cuori il Salvatore del mondo.

Come in tutte le cose, esiste il rovescio della verità, e come dice Gesù: "Chi crede in Lui non sarà condannato, ma chi non crede in Lui già è condannato, perchè non ha creduto nel Nome dell'Unigenito figlio di Dio." Giov 3/18

Le stesse cose anche se in forma diversa avvengono oggi fra tutti coloro che si accostano indegnamente davanti al Signore, perchè molte situazioni morali sono la conseguenza di scelte segrete di cui solo il Signore è a conoscenza.

Il cristianesimo celebra la pasqua, con i simboli del pane e del vino, ma ha smesso di mangiare dell'agnello secondo il comandamento del Signore, cioè intero, coi lombi cinti, col bastone in mano, con lattughe amare; tutte queste condizioni stavano ad evidenziare lo stato precario in cui vivevano in attesa di partire verso la terra promessa.

Tradotto per i tempi nostri, significa semplicemente che abbiamo smesso di essere pellegrini su questa terra, abbiamo piantato in forma stabile il nostro tempio, abbiamo quindi edificato una casa al Signore, ci sentiamo in qualche sorta cittadini di questo mondo, perchè amiamo restare adagiati nel mondo in cui ci troviamo, coltivando il benessere come condizione primaria.

Il comandamento era di essere pronti a partire, pronti al comando del cielo di lasciare quella terra di prigionia verso la libertà. Se oggi si domanda ad un cristiano se si sente libero, certamente risponderà di essere stato liberato per la parola di Cristo; risponderà che ormai è salvato perchè ha creduto, risponderà che avendo creduto in Cristo non è più sotto la legge ma sotto la grazia.

Ma quanti si ricordano che Gesù disse a colui che lo voleva seguire: "Gli uccelli del cielo hanno dei nidi e le volpi hanno delle tane, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo?" Matteo 8/20

Nel tempo in cui Israele non offriva ancora sacrifici, l'ordine fu di sacrificare un agnello e di cospargere lo stipite della porta con quel sangue; oggi, è bene che leggiamo con attenzione quanto segue: "E, se chiamate Padre colui il quale, senza aver riguardo alla qualità delle persone, giudica secondo l'opera di ciascuno: conducetevi in timore, tutto il tempo della vostra peregrinazione; sapendo che, non con cose corruttibili, argento od oro, siete stati riscattati dalla vana condotta vostra, insegnata di mano in mano da' padri; ma col prezioso sangue di Cristo, come dell'agnello senza difetto, nè macchia; ben preordinato avanti la fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi; i quali per lui credete in Dio, che l'ha suscitato da' morti, e gli ha data gloria; acciocchè la vostra fede e speranza fosse in Dio.

Avendo voi purificate le anime vostre ubbidendo alla verità, per mezzo dello Spirito, per avere fraterna carità non finta, portate amore intenso gli uni agli altri di puro cuore. Essendo rigenerati, non di seme corruttibile, ma incorruttibile, per la parola di Dio viva e permanente in eterno.

Perchè ogni carne è come erba, ed ogni gloria d'uomo come fior d'erba; l'erba è tosto seccata, ed il suo fiore è tosto caduto. Ma la parola del Signore dimora in eterno; e questa è la parola che vi è stata evangelizzata." I Pietro 1/17-24

Il comando di Gesù è: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo; prendete e bevete, questo è il mio sangue che è sparso per voi." Dalla realizzazione di questa verità, dipende la crescita spirituale; è evidente immagino, che non basti essere nati di nuovo, ma occorre alimentare la nuova vita; or l'uomo, disse Gesù,non vive di pane solo, ma di ogni parola (pane) che procede dal trono di Dio. Deut. 8/3 Luca 4/4

"Adoperatevi, non intorno al cibo che perisce, ma intorno al cibo che dimora in vita eterna, il quale il Figliuol dell'uomo vi darà; perciocchè esso ha il Padre, cioè Iddio, suggellato......Perchè il pane di Dio è quel che scende dal cielo, e dà vita al mondo." Giov 6/27-33

Non un pane terreno che si trasforma, ma un pane che discende dal cielo; di quello abbiamo bisogno, e sapendo che un tale pane è suggellato, chi ci aprirà i tesori della vita se non Colui al quale ogni cosa è palese, così come gli sono palesi i pensieri più reconditi degli uomini; or Iddio non vieta il suo pane a chi degnamente prostrandosi lo chiede, poco importa se è simile alla donna Cananea, o è simile a Zaccheo, o è un centurione; davanti a Lui ciò che conta è la fiducia; la certezza della donna dal flusso di sangue insegna che non vi è limite alla misericordia di Dio, pur che l'accettiamo con un cuore grato e riconoscente.

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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1


E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni.
E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17
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