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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
SacralitàE'una domanda complessa e che impone diverse riflessioni, toccando essa la vita esteriore e interiore dell'essere umano nei suoi rapporti con divino. Sacro è tutto ciò che ha a che fare con il divino, e la sacralità riguarda gli atti sacri da compiersi tenendo conto a chi sono indirizzati. Gli uomini hanno sempre avuto bisogno di avere un rapporto con tutto ciò che è divino o viene ritenuto tale, a motivo della propria fragilità e delle proprie incertezze; così sono nate tutte le religioni e tutte quelle funzioni religiose, sacre o ritenute tali, attraverso le quali l'essere umano riteneva e ritiene di poter comunicare col divino o extrasensoriale. La storia evidenzia come sovente i popoli hanno fatto appello al divino e a prezzo anche di vite umane sacrificate agli dei nei quali credevano, senza per questo ottenere delle risposte evidenti, tangibili; altri invece credevano di intendere attraverso segni interpretati seguendo una logica basata sulle proprie credenze, qual fosse la volontà del loro dio, ma solo un popolo ha potuto raccontare la vera manifestazione di Dio, il quale di esso si è preso cura vivendo con loro, camminando con loro, facendo prodigi e miracoli evidenti davanti agli occhi loro, cioè il popolo d'Israele. Il cristianesimo ha raccolto quella eredità ,a motivo della diaspora che è loro avvenuta, facendola sua attraverso il Cristo, il quale ancora oggi vive in mezzo ai figli di Dio che condividono la volontà di Dio. Le cose sacre sono state da Dio stesso identificate e riguardano il comportamento degli uomini in tutte quelle cose che servono a ricreare quella comunione perduta a motivo del peccato dei nostri progenitori. Fu un atto sacro l'offerta di Abele, e sebbene il sacrificio di Caino avesse parvenza di sacro, è stato però da Dio identificato come profano. Il principio della sacralità sta dunque nel come l'uomo si appressa a Dio e con che cosa. Non esistono opere meritorie che possono essere considerate sacre, ma esistono momenti di sacralità, dove l'uomo trova per grazia il modo di essere grato e di servire al Signore. Iddio stigmatizzò la sacralità tracciando i confini di essa, quando disse a Caino: "Se tu fai bene, ci sarà esaltazione (benedizione, letizia di cuore), ma se tu fai male (se non hai un comportamento timorato e rispettoso del tuo Dio per quello che Lui è), il peccato giace alla porta del tuo cuore; i suoi desideri dipendono da te e tu hai la signoria su di lui." Genesi 4/7 Il percorso storico del popolo di Dio, ci mostra di fatto una nazione di uomini che ha alternato durante tutto il suo cammino, momenti di sacralità e di profanazione della stessa; momenti di arrendevolezza e momenti di ostinatezza. Riprendendo le parole di Gesù, pronunciate di fronte a Giacomo e Giovanni, leggiamo che Gesù disse loro: "Voi non sapete di quale spirito siete." Luca 9/55 Disse queste cose Gesù in un contesto diverso da quello che stiamo trattando, ma il riferimento serve a noi per tentare di spiegare come sia vera l'affermazione di Dio fatta a Caino citata pocanzi. Di fatto Caino aveva offerto a Dio un sacrificio, ma lo spirito che lo alimentava venne alla luce solo perchè Iddio non gradì il suo sacrificio, dove nell'apparenza tutto era regolare, se non per la superficialità con cui fu fatto. In Isaia 1/10-20, il Signore getta luce su una sacralità di cui Lui stesso non gradiva nulla, ma che veniva praticata normalmente nella casa del Signore; Iddio parla al suo popolo e lo identifica con Sodoma e Gomorra, tanto era lo sdegno che il Signore sentiva nelle offerte del suo popolo; lo identifica con Sodoma e Gomorra, ma indirizza in primis il suo lamento verso i capi di quel popolo, dei quali Gesù stigmatizza il comportamento, quando dice: "Voi siete malvagi". Matteo 12/34 Poi si rivolge al popolo che essendo male ammaestrato si comportava di conseguenza dicendo: "Che m'importa dei vostri numerosi sacrifici?» dice il SIGNORE; io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili? Smettete di portare offerte inutili; l'incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l'iniquità unita all'assemblea solenne. Poi, riprende il Signore la sua arringa mostrando la via principe al di fuori della quale la sacralità diventa profanazione, dicendo: "Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!" (vedere anche religione Giac.1/27) (Varrebbe la pena approfondire le parole di Dio in questo contesto, ma lasciamo al lettore l'incombenza, sapendo a priori che non siamo capaci di convincere nessuno che non voglia essere convinto.) Poi venite, e discutiamo, dice il SIGNORE: anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana. Le regole che Iddio aveva poste alla sua gente, erano regole semplici e avevano come obiettivo di ricreare condizioni di intimità e timore di Dio nel cuore del suo popolo, non erano fine a se stesse; così le offerte dovevano essere presentate in un certo modo, le primizie dovevano essere offerte a Dio sia dei frutti della terra che degli animali; ma ciò che Iddio sovente non gradiva era il modo, sempre il modo; quello che possiamo identificare nelle sue stesse parole, quando dice: "Io non posso portare iniquità e festa solenne insiene." Il profeta Michea 5/8, dichiara ciò che il Signore gradisce trovare nel cuore del suo popolo, e dice: "O uomo, egli ti ha dichiarato ciò ch'è buono; e che richiede il Signore da te, se non che tu faccia ciò che è diritto, e ami benignità, e cammini in umiltà col tuo Dio?" (Anche quì è bene riflettere e non essere superficiali.) Maggior chiarezza si può intravvedere nelle parole che Luca 2/25 usa, per identificare un uomo particolare, Simeone; di lui scrive: "..quell'uomo era giusto, religioso, e aspettava la consolazione di Israele, e lo Spirito Santo era sopra di lui." Luca rende forte il motivo della sua speranza, dicendo che gli era stato divinamente rivelato, evidenziando così le numerose problematiche create da gente che è convinta di aver ricevuto una rivelazione divina, ma che non vive la sua vita di conseguenza. Il tempio di Gerusalemme, quel tempio che era stato invaso dalla nuvola del Signore (I Re 8/10); quel tempio che aveva visto salire per il sacrificio migliaia di animali, l'alternarsi di sacerdoti, la miriade di liturgie, quel tempio dico, così tanto caro a Israele, era divenuto una spelonca di ladroni. Era necessario ridare alla sacralità un altro indirizzo, perchè esistevano divergenze fra samaritani e giudei, sul luogo dove bisognava adorare; a nulla sarebbe valso il cacciare fuori i mercanti dal tempio, perchè in quello sarebbero di nuovo ritornati; fu così che interrogato dalla Samaritana sul "Dove bisogna adorare", Lui, Gesù, rispose dicendo: "Donna credimi che l'ora viene che voi non adorete il Padre, nè in questo monte, nè in Gerusalemme.....Ma l'ora viene, già è presente, che i veri adoratori, adoreranno in Padre in spirito e verità. Perchè il Padre desidera tali adoratori; Iddio è Spirito, perciò conviene che coloro che l'adorano, l'adorino in spirito e verità." Giov. 4/21-24 La vera sacralità non si basa su liturgie, nè formule religiose, nè su eventuali sacrifici da offrire al dio che si adora, ma si basa sul rapporto di cuore che si concede in adorazione sincera verso Colui che ci ha creati. Quando Davide volle edificare un tempio al Signore, Iddio fece rilevare che Lui mai avevva chiesto di abitare in una casa stabile, ma aveva sempre desiderato vivere col suo popolo e come lui in una tenda. Quando le condizioni si presentarono, Gesù annunciò la fine del tempio di Gerusalemme, dicendo a coloro che erano verso di esso attratti ancora: "Io vi dico in verità che non sarà lasciata pietra sopra pietra che non sia diroccata." Ma il sacro scrittore che fu anche testimone oculare di quei giorni, spiega a noi ciò che a loro non era dato comprendere. dicendo: "Ma egli diceva del tempio del suo corpo. Quando egli dunque fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono ch'egli avea lor detto questo; e credettero alla scrittura, ed alle parole che Gesù avea dette." Beato è colui che si ricorda ciò che è scritto: "Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?" I Cor. 3/16 Il sacro deve dunque abitare in noi e non fuori di noi, ovvero non esiste sacralità vera la dove la santificazione riguarda gli atti esteriori della vita. Paolo scrive ancora: "Se alcuno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; perchè il tempio del Signore è santo, il quale siete voi." I Cor. 3/17 E che accordo vi è egli fra il tempio di Dio è gl'idoli? poichè voi siete il tempio dell'Iddio vivente; siccome Iddio disse: Io abiterò nel mezzo di loro, e camminerò fra loro; e sarò lor Dio, ed essi mi saranno popolo. II Cor. 6/16Una volta di più è chiaro come la sacralità non abbia alcun senso quando sta fuori di noi relegata a qualche funzione religiosa o qualche rito propriziatorio, magari conn indirizzo chiaramente idolatra o pseudo tale. Così il sacro diviene profano, se non si adegua ad un crescendo di comunione con Colui che adora, e si arena in riti e liturgie che di sacro hanno solo la forma per la verità ormai obsoleta, in quanto non ricrea la vita in chi ad esse si affida. Il cammino del credente è appunto un cammino in crescendo, deve essere tale altrimenti si muore spiritualmente, e l'immagine che meglio rende il senso delle cose la prendiamo direttamente dai Proverbi 4/18 dove dice: "Ma il sentiero dei giusti è come la luce che spunta, la quale va sempre più risplendendo, finchè sia chiaro giorno." Per questa ragione dunque Gesù ha addirizzato la via davanti al suo popolo, proponendo se stesso come servitore, adoratore, dal quale si poteva e si può ancora imparare come si conviene stare nella casa del Signore, davanti al cospetto dell'Onnipotente. Voi non sapete di quale spirito siete, tuonò la voce di Gesù; oggi, alla luce della presente meditazione, potremmo dire: "Voi non sapete nel nome di chi siete entrati nel tempio che a Dio avete dedicato", perchè è noto che tutti vi possono entrare. I figliuoli di Dio hanno costantemente bisogno di essere dal Signore confermati e l'apostolo Paolo ricorda, scrivendo ai Romani 8/16: "Lo Spirito Santo testimonia allo spirito nostro che noi siamo figliuoli di Dio." Parlando del tempo della preghiera e del modo di pregare, Paolo ricorda ai Romani 8/26-27 che "pure ancora lo Spirito solleva le nostre debolezze; perchè noi non sappiamo ciò che dobbiamo pregare, come si conviene; ma lo Spirito interviene egli stesso per noi con sospiri ineffabili. E colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento, e l'affetto dello Spirito; poichè esso interviene per i santi, secondo Iddio." Oh Signore, ate che investighi i cuori e conosci i pensieri delgi uomini, facci grazia di divenire veri adoratori, adoratori che non sonon condizionati da luoghi o abitudini, ma che hanno nel cuore vive le tue promesse e verso quelle tendono per ottenerle. Amen |
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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1 E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
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