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E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
Edificando il tempio del SignoreEdificare un altare(1°)Edificare un altare 2°Abbiamo già parlato di un processo di trasformazione del peccatore che il Signore farà nella vita di coloro che vogliono riavere l'immagine divina, la natura divina, ma il processo stesso ci è sconosciuto, perché non conosciamo le vie che il Signore userà per fare questo lavoro in chi crede. Siccome l'altare su cui offrire i sacrifici al Signore, ha una funzione vitale, proveremo insieme a ripercorrere le indicazioni lasciate dal Signore attraverso la scrittura, le quali, disse Gesù, "parlano di me". L'altare sostanzialmente non è una costruzione di qualsivoglia natura, perché non è detto che Caino ed Abele abbiano offerto il loro sacrificio su di un altare, ma Iddio attraverso le cose visibili a noi più vicine, ha espresso cose invisibili poco comprensibili all'umana ragione. L'altare dunque è la nostra vita, ma le stazioni intermedie, preparatorie a questa meta, possono essere molte e diverse, come molte e diverse sono le versioni che la scrittura ci presenta dei vari altari. Edificare un altare al Signore, presuppone che vi siano delle condizioni nella nostra vita, dove si prende sul serio un cammino di santificazione e di consacrazione, offrendo appunto su di esso, cioè, a motivo della nostra ubbidienza sacrifici al Signore; ahimè, che vi sono altari che non rispondono a questa realtà, ma hanno solo funzione di presunzione. Prima di offrire la nostra vita sull'Altare del sacrificio, , cioè in ubbidienza al Signore, dobbiamo transitare attraverso molte esperienze, affinchè comprfendiamo gradualmente il lavoro di Dio in noi, come pure la sua volontà. Per molto tempo, l'offerta e l'altare restano due cose distinte e sovente estranee fra di loro, ma il giorno viene in cui l'altare e l'offerta saranno tutt'uno; a questo dunque vogliamo tendere, e pregheremo il Signore affinché ci sostenga. Nel tempo della grazia, (quello precedente la legge di Mosè), si parla di altari edificati da Noè, da Abramo, da Isacco, da Giacobbe; di nessuno di questi è stata data una definizione, perché ogni edificatore faceva come sentiva dentro di se; nel caso di Caino e Abele, non viene menzionato l'altare, ed è ipotizzabile che essi non l'abbiano costruito, offrendo così la loro offerta come credevano. Ognuno di questi uomini rispose al Signore nella propria libertà, offrendogli l'offerta secondo il loro cuore; (beato l'uomo nel cui spirito non vi è frode alcuna) sarebbe bene esaminare i vari personaggi per scoprire che nonostante siano passati millenni, pure davanti al Signore vale sempre lo stesso principio; purtroppo andremmo totalmente fuori del soggetto, quindi dobbiamo rimandare ad altra occasione. Quando il Signor trasse fuori dall'Egitto il suo popolo, si cominciò a dare all'altare un nome; ogni nome evocava un momento particolare. Così Mose chiamo il primo altare "Il Signore è la mia bandiera". Gedeone, dopo aver veduto l'Angelo del Signore, edificò un altare al Signore, e lo nominò: "La pace del Signore". Giudici 6/24 Il Signore è per noi, quella virtù che transitando nella nostra vita, la trasforma, dandoci la sua pace. Veduto non significa sentito parlare; è il vedere di chi ha udito la voce del Signore e davanti agli occhi suoi si è creata una immagine indimenticabile. Dopo aver dato la legge dei comandamenti, il Signore disse a Mosè: "Fammi un altare di terra, e sacrifica su di esso i tuoi sacrifici, .e se pure tu mi fai un altare di pietre, non fabbricarlo di pietre acconce a scalpello, perché quando tu vi avrai fatto passare lo scalpello sopra, tu le avrai contaminate. (notare la concessione "se pure"). Il Signore preferiva un altare di terra senza forma né bellezza, ma concesse che si usassero le pietre; sovente il Signore ha fatto delle concessioni, diversa fu sempre la sua volontà. Ancora Mosè, dopo aver ricevuto dal Signore tutte le leggi, la mattina, edificò un altare al Signore, e rizzò dodici pilieri, per le dodici tribù di Israele. La preparazione del Tabernacolo e dei suoi arredi.Quello che leggeremo, deve essere necessariamente collegato al tabernacolo e alla sua funzione transitoria, quindi una preparazione verso futuri beni. Ancora il Signore disse a Mosè: "Fa oltre a ciò un altare di legno di Sittim, la cui lunghezza sia di cinque cubiti, e la larghezza di cinque cubiti, in modo che sia quadrato; e l'altezza di tre cubiti". Esod. 27/1 E' la prima volta che vengono date delle misure che danno l'idea di un altare che si va definendo nella forma; questa volta non fu di pietre o di terra, ma di legno di Sittim. Ancora il Signore disse a Mosè: "Fa ancora un altare da fare i profumi; fallo con legno di Sittim; sia quadrato, di lunghezza di un cubito, di larghezza di un cubito e sia la sua altezza di due cubiti; siano le sue corna tirate da esso". Esod. 30/1 Ancora il Signore disse a Mosè: "Edifica ancora quivi un altare al Signore Iddio tuo, un altare di pietre; non far passare ferro sopra ad esse; edifica l'altare al Signore Iddio tuo di pietre intere, e offri sopra ad esso olocausti al Signore Iddio tuo". Deut. 27/5-6 Non far passare scalpello sulle pietre; esse simboleggiano la personalità e unicità dell'individuo che davanti al Signore non deve apparire con sotterfugi, modificando la verità che lo riguarda; davanti al Signore ognuno è quello che è; purtroppo l'ipocrisia consiglia e la vanita accarezza e anziché presentarci davanti al Signore con dirittura e giustizia, ci presentiamo acconci di falsità, vestiti di rapina (ingiustizia). Leggere Isaia 58 Lasciamo Mosè e incontriamo Giosuè, il quale anche edificò un altare al Signore; un altare conforme al comandamento che Mosè aveva dato ai figliuoli di Israele; "egli lo fece di pietre intere sulle quali non era passato scalpello di ferro". Giosuè 8/30-31 Giosuè era uomo diritto e di fede e non prevaricò il comandamento, anzi ad esso si attenne scrupolosamente. Le prime liti sul come edificare un altare si trovano in Giosuè, al cap. 22/10, dove i figli di Ruben, i figli di Gad e la mezza tribù di Manasse: "Edificarono un altare presso il fiume Giordano; un altare grande e ragguardevole". Se ci è lecito esprimere la nostra opinione, diremo che già allora avevano gli stessi sentimenti che oggi animano molti credenti che si definiscono figli di Dio, e come allora, ancora oggi si cercano una infinità di giustificazioni a sostegno dei nostri progetti Infatti, avviene, che appena convertiti, mossi dallo zelo per aver ricevuto (?) una promessa, si comincia a crescere in fantasia e si fa a gara a chi innalza o costruisce la chiesa più grande, il locale più grande, la chiesa più piena; non è pessimismo il mio ma realismo, basta guardare per vedere. Ruben, Gad e la mezza tribù di Manasse, avevano appena ereditato il paese che era stato loro dato secondo che il Signore aveva comandato a Mosè. (v.9) Vi fu in quell'occasione una contesa; è interessante leggere tutto il capitolo. Samuele, edificò un altare al Signore in Rama, perché qui aveva la sua casa. I Sam.7/17 Davide, l'uomo dal cuore verso Iddio, non volle accettare in dono un'aia per edificarvi un altare al Signore, ma volle pagarne il prezzo. 2 Sam. 24/24-25 Quanto si legge nel 1° libro dei Re cap.13, mostra come sia possibile che uomini siano da Dio usati per riprendere i potenti della terra, religiosi e non, e come spesso questi servitori, vuoi per poca esperienza, vuoi per debolezza, finiscono presto il loro mandato. Così nessuno si vanterà di nulla. Predicare contro l'altare, occorre un grande coraggio; coloro che servono alle chiese mancano di questo coraggio, e permettono che sull'altare siano offerti sacrifici di ogni genere, mondi e immondi. Ed è così che cambiano i tempi e anche le culture, ma la parola di Dio rimane eterna. Millenni più tardi un altro giovane, Gesù, predicò contro l'altare, dicendo che non sarebbe rimasto pietra sopra pietra di quel tempio che era la gloria di Israele; allora non lo uccisero, ma covavano nel loro cuore odio per Lui che diceva la verità. Attraverso la bocca di Malachia 1/10, il Signore dice al Suo popolo: "Non accendete del fuoco sul mio altare per nulla". Quante radunate si fanno, ma esse non onorano il nome del Signore; si accendono fuochi che non riscaldano, luci che non illuminano (Isaia 50/11), e si offrono dei sacrifici da nulla, senza valore, perché contaminati alla radice. Gesù riprende i capi del popolo di Israele dicendo loro: "Se dunque tu offri la tua offerta sopra l'altare, e qui ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro a te, lascia la tua offerta davanti all'altare e va, e riconciliati prima col tuo fratello; e allora vieni, e offri la tua offerta". Mat. 5/23 Siccome sovente avviene che si da più importanza a ciò che si offre al Signore che non alla grazia, Gesù dice in Matteo 23/19: "Stolti e ciechi, che cosa è maggiore, l'offerta o l'altare che santifica l'offerta"? Molti si auto incensano, reputando importante quello che fanno (per il Signore), anziché ricercare la santificazione che viene dallo stare sull'altare del sacrificio, lasciando consumare per amore di Cristo, l'offerta presentata davanti al Signore. Un altare diverso. Non più un tabernacolo ma solo l'altare. Lo scrittore della lettera agli Ebrei 13/ 10 dice infine: "Noi abbiamo un altare del quale non hanno podestà di mangiare coloro che servono al tabernacolo". Il tempo viene che l'altare e l'offerta diventano la stessa cosa; oggi ci presentiamo sovente davanti al Signore e chiudiamo le nostre preghiere nel "Nome di Gesù" , ma credo che sovente non ci rendiamo conto che ciò significa offrire sul suo altare un sacrificio che sarà gradito solo se conforme, e quando sarà tutt'uno con l'altare, allora ci sarà rivelazione divina, conoscenza del sacrificio di Cristo per noi. Ancora oggi ci sono coloro che servono al Tabernacolo, che si lasciano trascinare da riti, formalismi e funzioni religiose; essi, dice lo scrittore agli Ebrei, non possono mangiare all'altare perché servono ancora al Tabernacolo. Credo che la Pasqua ebraica, fino a che rimarrà un rito, non darà da mangiare a nessuno; nello stesso modo credo che molti cristiani si appressano alla cena del Signore senza conoscenza. Gli uni e gli altri hanno bisogno di sperimentare quello che avvenne ai discepoli sulla via di Emmaus, quando Gesù, prese il pane, lo ruppe e alzandolo verso il cielo lo benedisse. Gesù aveva già fatto questo gesto solenne, quando mangiò la Pasqua con tutti i suoi discepoli, ma nessuno vide quello che videro i due sulla via di Emmaus. Per molto tempo si va dietro un'ombra, senza per questo capire chi l'ha generata, volontariamente evitando di scoprire chi ne è l'autore, anche se lo sappiamo; se l'ombra è stata gloriosa, quanto lo sarà di più la conoscenza di Colui che l'ha generata. Israele non ha più voluto che il Signore gli parlasse direttamente, ed ha chiesto un intermediario, ma quando l'unico vero intermediario è venuto dichiarando la verità di Dio, lo hanno ucciso. E' necessario dunque riprendere a camminare, perché abbiamo perduto molto tempo, tergiversando, andando dietro a molte dottrine che nulla hanno in comune con Cristo che è la Parola vivente. Giov. 1; I° Giov. 4/2 |
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Or lo Spirito dice espressamente, che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori, e a dottrine diaboliche 1° Timoteo 4/1 E lo Spirito, e la sposa dicono: Vieni. Chi ode dica parimente: Vieni. E chi ha sete, venga; e chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. Apoc.22/17 |
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