RISTORAMENTO

Camminiamo alzando gli occhi al cielo, perchè l'aiuto ci viene da Colui che ha fatto il cielo e la terra (SALMO 121).

Questo puntinablu nei testi, è un invito a riflettere

Trinità

Or vi sono diversità di doni; ma non vi è se non un medesimo Spirito. 5 Vi sono ancora diversità di ministeri; ma non vi è se non un medesimo Signore. 6 Vi sono diversità d'operazioni; ma non vi è se non un medesimo Iddio, il quale opera tutte le cose in tutti. 7 Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per ciò che è utile e spediente. 8 Poichè ad uno è data, per lo Spirito, parola di sapienza; e ad un altro, secondo il medesimo Spirito, parola di scienza; 9 e ad un altro fede, nel medesimo Spirito; e ad un altro doni delle guarigioni, per lo medesimo Spirito; e ad un altro l'operare potenti operazioni; e ad un altro profezia; e ad un altro discernere gli spiriti; 10 e ad un altro diversità di lingue; e ad un altro l'interpretazione delle lingue. 11 Or tutte queste cose opera quell'uno e medesimo Spirito, distribuendo particolarmente i suoi doni a ciascuno, come egli vuole.

Riflessioni sulla parola "Trinità"

divisorio

Gesù è figlio dell'Uomo?

Prima parte - Seconda parte - Terza parte - Quarta parte

Gesù è figlio dell’uomo? La risposta è si! Perché?

Io mi auguro che la risposta non sia solo, perché è nato da donna. Una tale risposta rende chiaro quanto poco abbiamo compreso quanto sia succinta e per nulla argomentata.

Senza dubbio, grande è il mistero della pietà: Colui che è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra le nazioni, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria (1 Timoteo 3.16).

Siccome parliamo della deità di Gesù, il testo di cui sopra, ci permette di intravedere la transizione di Dio nell’uomo. Utilizzando la frase di Colossesi 1.15 che già abbiamo usato in altra veste, ci aiuta a comprendere questa transizione, perché, per rendere comunicativa quell’immagine, occorreva diventare uno con i comunicandi, cioè gli uomini. Non c’era alcun bisogno di generare un figlio se non per offrire speranza ai condannati a morte. Con loro, onde indurli a credere, sperare nella salvezza, occorreva comunicare alla pari, quindi essere come loro.

Nessuno meglio di Isaia 53, descrive la totale identità di Gesù con gli uomini. Le ragioni di questa identità umana è legata al sacrificio di un uomo, necessario (Giovanni 11.49) a riparare il grande l'immenso danno generato dal peccato negli uomini. Gesù uomo è dunque un nostro bisogno. Io credo che possiamo fare un piccolo passo in avanti usando alcune verità per dire che: Il Creatore non poteva morire per ovvie ragioni. Se un uomo peccatore fosse morto per i propri peccati, la morte lo avrebbe trattenuto, quindi non ci sarebbe stata speranza per lui (a chi superficialmente dicesse che bastava un colpo di spugna di Dio e tutto si poteva risolvere rispondiamo che non ha il senso delle cose di Dio). Occorreva un rimedio che mediasse questa impasse.

Il rimedio fu trovato da Dio. Il Creatore mandò un suo messaggero ad una donna che abitava in Galilea e, precisamente in Nazareth (Luca 1.30-33). Il messaggio fu il seguente: “Non temere, Maria, perché tu hai trovato grazia presso Iddio. Ed ecco tu concepirai nel seno, e partorirai un figliuolo, e gli porrai nome GESÙ. Esso sarà grande, e sarà chiamato Figliuolo dell'Altissimo; e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre. Ed egli regnerà sopra la casa di Giacobbe, in eterno; e il suo regno non avrà mai fine”.

Poi l’angelo, di fronte al turbamento di Maria, disse: “ Lo Spirito Santo verrà sopra te, e la virtù dell'Altissimo ti adombrerà; per tanto ancora ciò che nascerà da te Santo sarà chiamato Figliuolo di Dio” (v.35).

Abbiamo ricordato che se un uomo fosse morto per i propri peccati, la morte lo avrebbe trattenuto a causa di essi. Mai dobbiamo dimenticare le parole dette da Dio a Adamo: “Tu morirai”.

Occorreva dunque un uomo che la morte non potesse trattenere, un uomo perfetto, un uomo che osasse prendere sulle proprie spalle il peso del peccato di tutta l’umanità. Un uomo santo per scelta, perché Gesù non è stato privato della sua volontà, ma ha volontariamente deposto la sua vita, la sua volontà ai piedi di Suo Padre, onde non commettere mai alcun peccato, perché il peccato nasce proprio nella volontà dell’uomo di essere se stesso e non uno con Dio. Solo colui che è uno con Dio non può peccare.

Così, Dio ci ha dato suo figlio e lo ha generato uomo.

Ci capita spesso di evocare ciò che Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, ma che cosa abbiamo in realtà compreso? Certo l’uomo fu creato a immagine e somiglianza di Dio, ma quella luce che da Dio riceveva si è spenta quando avvenne il peccato. Dunque avrebbe l’uomo perso completamente quella luce? (Giovanni 1). No, perché Gesù, attraverso la Sua offerta a Dio ha ripristinato la speranza, aprendoci le porte del cielo, Lui uomo come noi, ma in totale armonia con Suo Padre.

Il suo sacrificio, dice Pietro, è stato preordinato avanti la fondazione del mondo. Una definizione tanto vera quanto arcana.
E’ vera perché Dio, quando ha deciso di creare ogni cosa, sapeva anche quello che sarebbe avvenuto. Una risposta sta nelle parole: “Non c’ è alcun Dio pari a Te”. Arcana, perché grande è il mistero della pietà, per cui, anche se ci sarà fatta grazia di luce, quella che in queste vesti di esseri umani possiamo avere, verrà sempre filtrata da un corpo mortale. Torniamo a noi.

Gesù è figlio dell’uomo, perché non c’era alcuno sostituto possibile. I sacrifici di animali non hanno mai prodotto la salvezza perché di natura diversa dall’uomo, e la loro morte è servita solo ai fini della pazienza di Dio, in quanto ogni cosa davanti a Dio ha il suo tempo. Avendo Dio dato all’uomo un figlio in comune che è la totale identificazione di Dio con la creatura al di fuori del peccato, è stato possibile il sacrificio comune.

Su quella croce è salito il figlio di Dio e il figlio dell’uomo insieme. Nella sua ardente preghiera sulla croce, di Gesù disse: “Eloì, Eloì, lammà sabactanì?. Che, tradotto vuol dire: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Marco 15.34).

Se è vero come è vero che Gesù era perfetto uomo e perfetto Dio, perché si è rivolto a Dio e non a Suo Padre? E se è vero come è vero che Gesù è figlio di Dio, figlio dell’uomo, chi è morto sulla croce? L’uno o l’altro o tutti e due?

Ciò che vogliamo comunicare ora è che il sacrificio di un uomo è stato indispensabile, e Gesù ha perfettamente compiuto la sua missione. Non sapremo mai essere sufficientemente grati a Dio per Gesù cristo, nostro Signore che ha reso possibile la nostra redenzione.

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