RISTORAMENTO

Camminiamo alzando gli occhi al cielo, perchè l'aiuto ci viene da Colui che ha fatto il cielo e la terra (SALMO 121).


La natura umana

divisorio

"Or l'Iddio della pace vi santifichi egli stesso tutti intieri; e sia conservato intiero il vostro spirito, e l'anima, e il corpo, senza biasimo, all'avvenimento del Signor nostro Gesù Cristo". 1 Tess.5.23

L'uomo psichico2

Che questo stadio o piano sia il più subdolo e pericoloso, sul quale ci possiamo trovare, ce lo conferma Gesù stesso, quando dice: Ora....quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, egli va attorno per luoghi aridi, cercando riposo, e non lo trova. Allora dice: io ritornerò a casa mia, onde sono uscito; e se quando egli ci viene la trova vuota, spazzata e adorna, allora va, prende con se altri sette spiriti peggiori di lui, i quali entrano e vi abitano; or l'ultima condizione di quell'uomo diviene peggiore della prima (Matteo 12/43-45).

Queste parole rivelano chiaramente i pericoli che sovrastano l'uomo non spirituale se rimane sotto il governo della vita dell'anima.
Notiamo che egli è stato nettato dallo spirito impuro; dunque non vive più sul piano carnale, si mantiene puro da tutte le depravazioni morali; di fatti, egli è persino arrivato a punto di migliorare ste stesso. Ormai egli è adorno. Possiede attributi e qualità mai avute prima, eppure nonostante la sua eccellenza esteriore di carattere e di condotta, la sua vita interiore rimane vuota, priva di realtà.

Lo spirito impuro, non fu allarmato vedendo la sua primiera dimora pulita e adorna, anzi parve contento. Il suo piacere massimo fu quello di vedere la casa non ancora occupata; Cristo non aveva il controllo della vita dell'anima.
Vero è; che lo spirito impuro sapeva di non poter tornare in essa palesemente, senza essere riconosciuto, ma sapeva anche però ciò che doveva fare per rientrarvi; cercò l'aiuto di altri sette spiriti più raffinati ma anche peggiori di lui, pur non essendo riconosciuti come tali.
Egli sapeva che questi altri spiriti avrebbero ottenuto l'entrata libera, prima di tutto facendo appello alla mente, e poi assoggettandosi tanto essa che le emozioni. Il nemico ha molti spiriti religiosi al suo comando, essi pure, come il grande ingannatore, si presentano come angeli di luce. Quale fu la conseguenza?
L'ultima condizione di quell'uomo divenne peggiore della prima. Ecco perchè Gesù continuò ad insistere anche con i suoi discepoli dicendo: "Se alcuno vuole venire dietro a me, rinunzi a se stesso, prenda ogni giorno la sua croce in spalla e mi segua; poichè chi avrà voluto salvare la vita sua la perderà, ma chi avrà perduto la sua vita per Me, la salverà. Poichà, che giova all'uomo se ha guadagno tutto il mondo e perde se stesso, ovvero è punito nella vita? (Luca 9/23-25).

La parola "vita" in questi versetti è nel testo "psiche". Gesù dunque parla qui della vita dell'anima. E' proprio l'ansietà di conservare il suo "IO" che spinge.

Luca 12/ 15-23 parla dell'uomo che viveva unicamente per la sua anima. Leggiamo: "E Gesù disse loro, state attenti e guardatevi dall'avarizia; perchè sebbene qualcuno abbonda, quel tale non ha però la vita dai suoi beni. Or Gesù disse loro una parabola:" Le possessioni di un uomo di un uomo ricco fruttarono copiosamente ed egli ragionava fra se medesimo, dicendo, che farò? Siccome io non ho dove riporre i miei frutti; questo io farò, io disferò i miei granai e ne edificherò di più grandi, e qui riporrò tutte le mie entrate e i miei beni. E dirò all'anima mia: anima, tu hai molti beni riposti per molti anni, quietati, mangia, bevi e godi. Ma Iddio gli disse: Stolto, questa stessa notte l'anima tua ti sarà ridomandata, e di chi saranno le cose che tu hai raccolto? Coì avviene a chi fa tesoro a se stesso e non è ricco in Dio" .

Nessuno può accusare l'uomo descritto in questa parabola di essere immorale, ingiusto o disonesto; anzi, secondo il mondo egli sarebbe considerato savio, industrioso, previdente. Egli non dissipava le sue ricchezze, era anzi desideroso di metterle al sicuro, non sapendo quello che il futuro potesse recare. Non era uomo da agire per impulso, no; ragionava fra se e se con grande ponderatezza sulle cose prima di agire.

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Autore de il "RISTORAMENTO"
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